Meloni: "Solo la Nato può garantire la sicurezza di Kiev"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Nel corso di una videoconferenza con i 27 leader dell’Unione europea, Giorgia Meloni ha ribadito le perplessità italiane riguardo all’ipotesi di inviare truppe europee in Ucraina, definendola «un’opzione poco efficace e molto rischiosa». La premier, che ha più volte sottolineato la necessità di garantire a Kiev una sicurezza concreta nel contesto della Nato, ha trovato il sostegno del ministro della Difesa, Guido Crosetto, il quale ha evidenziato come l’impiego di un contingente europeo in una potenziale zona cuscinetto tra Ucraina e Russia rappresenti una soluzione problematica.

La posizione italiana, che si distingue per una certa cautela, si è ulteriormente delineata durante il vertice, in cui Emmanuel Macron ha riassunto il recente colloquio avuto con Donald Trump a Washington. Meloni, pur senza smentire l’importanza di un sostegno internazionale all’Ucraina, ha insistito sulla priorità di un cessate il fuoco, di un percorso di pace e di un ruolo centrale dell’Onu, prima di considerare l’invio di soldati italiani. Una linea che, sebbene non escluda del tutto la possibilità di una missione sotto l’egida delle Nazioni Unite, sembra privilegiare un approccio diplomatico e multilaterale.

Intanto, le dichiarazioni del presidente della Commissione Difesa, Minardo, hanno contribuito a chiarire ulteriormente la posizione ufficiale del governo: «Parlare di soldati italiani in Ucraina è prematuro», ha affermato, ricordando come anche il vicepremier Matteo Salvini abbia espresso una posizione di «buonsenso» in merito. Salvini, da parte sua, pur ribadendo il sostegno a Kiev, ha insistito sulla necessità di una «rivoluzione pacifica», evitando di avallare l’ipotesi di un intervento militare diretto senza il supporto della Nato o dell’Ue.

L’articolo pubblicato ieri su Infodifesa, che ha suscitato non poche reazioni, ha messo in luce le difficoltà operative che l’Esercito Italiano potrebbe incontrare in un’eventuale missione in Ucraina, sottolineando i tempi tecnici necessari per approntare un’operazione di tale portata. Un’analisi che, se da un lato ha riacceso il dibattito sulla possibilità di un intervento internazionale, dall’altro ha evidenziato le carenze strutturali e logistiche che rendono complessa una decisione di questo tipo.

Antonio Tajani, ministro degli Esteri, ha confermato che l’Italia non intende agire senza un chiaro mandato Onu, una posizione condivisa anche da altri alleati di maggioranza. La Farnesina, dal canto suo, ha ribadito che l’invio di truppe internazionali di interposizione potrebbe essere preso in considerazione solo in un contesto ben definito, evitando di agire senza il necessario «ombrello» politico e militare.

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