Giuseppina Di Foggia rinuncia alla buonuscente da 7,3 milioni e apre la strada a Eni

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La partita, annunciata come uno dei dossier più spinosi sul tavolo dell’esecutivo, si chiude con una resa che profuma di vittoria politica per Palazzo Chigi. Giuseppina Di Foggia, amministratore delegato e direttrice generale di Terna, ha formalizzato la rinuncia all’indennità di fine rapporto da 7,3 milioni di euro, rimuovendo l’ultimo ostacolo che si frapponeva tra lei e la presidenza di Eni. La decisione, resa nota attraverso una comunicazione ufficiale della società guidata dalla manager, giunge dopo settimane di trattative serrate e segna un punto a favore della linea impressa dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che aveva posto la questione in termini categorici e non negoziabili.

La mossa del Mef e lo stop alle buonuscite

A pesare in modo determinante sulla bilancia è stata l’impuntatura del governo, convinto che la doppia aspirazione – mantenere l’assegno milionario e sedersi alla guida del Cane a Sei Zampe – fosse incompatibile. Nei comunicati diffusi, Terna ha specificato come la manager “abbia manifestato la sua disponibilità alla sottoscrizione di un accordo finalizzato alla rinuncia dell’indennità di fine rapporto”. Una svolta che recepisce in pieno le direttive del ministero dell’Economia, già attive dal 2023, le quali impongono un rigido contenimento dei compensi per i vertici delle partecipate pubbliche; una prassi, quest’ultima, già applicata in passato ad altri manager per evitare esborsi ritenuti eccessivi al termine del mandato. L’azienda, dal canto suo, ha assicurato che provvederà a diffondere ulteriori aggiornamenti solo al completamento delle procedure previste dalla normativa, nel pieno rispetto dei principi di rate governance.

Le dimissioni di Litvack e le nomine in corso

In una dinamica separata ma temporalmente coincidente con le trattative per la buonuscita, Terna ha dovuto gestire un altro avvicendamento ai vertici. Lo scorso 20 aprile, la consigliera di amministrazione Karina Audrey Litvack ha rassegnato le proprie dimissioni, che diventeranno effettive a partire dal 27 aprile 2026. La sua uscita, si legge nella nota, è motivata dalla candidatura a consigliere del board di A2A, un passaggio che la società ha commentato ringraziando la professionista per il contributo offerto durante il suo mandato, durante il quale ha ricoperto anche ruoli chiave nei comitati Controllo e Rischi e Remunerazione e Nomine. Non risultano indennità aggiuntive previste per questa cessazione.

L’ultimatum che ha chiuso la partita

La cronaca di queste ore racconta di un ultimatum chiaro da parte della premier, la quale aveva lasciato intendere che senza un passo indietro sulla buonuscita, la poltrona di presidente Eni sarebbe stata affidata ad altri profili. Di Foggia, che era stata indicata dal Tesoro per la successione a Giuseppe Zafarana già nello scorso aprile -4, ha quindi scelto di mettersi a disposizione, disinnescando la polemica che rischiava di avvelenare l’assetto delle grandi partecipate statali. Con questa rinuncia, la strada per la sua nomina alla presidenza del colosso energetico (dove Claudio Descalzi resta saldamente al comando come amministratore delegato) è ora completamente spianata, suggellando un risultato politico evidente per l’esecutivo.

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