Il capitano del traghetto naufragato a Cipro aveva ottenuto l’abilitazione solo due anni fa in Honduras

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Ha un nome e un cognome il capitano del traghetto che domenica scorsa si è capovolto e inabissato al largo di Kyrenia, sulla costa settentrionale di Cipro, in quello che è ormai diventato uno dei più gravi disastri navali degli ultimi anni nel Mediterraneo orientale.

Si tratta del turco Mustafa Oz, 66 anni, una figura sulla quale, con il passare delle ore, si vanno addensando ombre sempre più fitte: secondo un documento in possesso del Corriere della Sera, l’uomo avrebbe ottenuto soltanto due anni fa, in Honduras, l’abilitazione al comando di navi mercantili e passeggeri senza limiti di stazza, un dettaglio che getta una luce sinistra sulla dinamica e sulla gestione della navigazione nelle fasi immediatamente precedenti il disastro.

La dinamica dell’affondamento e il racconto dei sopravvissuti

Il traghetto FiloJet, un catamarano di proprietà della compagnia privata Filo Denizcilik, stava compiendo la traversata ordinaria che collega Cipro Nord alla località costiera turca di Tasucu, con a bordo 267 persone, in gran parte turisti turchi al termine di una vacanza nella cosiddetta «Portofino cipriota». Quando si trovava a soli due chilometri dalla costa, l’imbarcazione ha iniziato improvvisamente a imbarcare acqua, e qui i racconti dei superstiti si fanno drammaticamente concordi.

Alcuni passeggeri hanno dichiarato di aver implorato il comandante di invertire la rotta e fare ritorno verso il porto di Kyrenia, ma Mustafa Oz avrebbe invece accelerato, probabilmente nel tentativo di raggiungere la sponda turca prima che la situazione degenerasse. Poco dopo, un boato ha squarciato il rumore dei motori e lo scafo ha ceduto, provocando il rapido ribaltamento del catamarano e il suo successivo inabissamento in acque profonde.

Il bilancio provvisorio e le ricerche dei dispersi

Il naufragio ha lasciato dietro di sé un bilancio che al momento parla di otto vittime accertate e diciassette dispersi, anche se le operazioni di soccorso, condotte in condizioni meteorologiche non sempre favorevoli, sono ancora in pieno svolgimento e il numero degli scomparsi potrebbe purtroppo aggravarsi. Tra i dispersi figurano anche due bambini, una ragazzina di 12 anni e suo fratello di 6, inghiottiti dal mare insieme a decine di altri passeggeri mentre il traghetto affondava in pochi minuti.

I soccorritori continuano a setacciare la superficie, dove ancora galleggiano alcuni rottami dell’imbarcazione, nella speranza di trovare superstiti, ma il tempo che passa riduce sempre più le possibilità di un esito positivo.

Le testimonianze dei sopravvissuti e il panico a bordo

I 239 superstiti tratti in salvo hanno raccontato scene di terrore assoluto, descrivendo un caos indescrivibile nel momento in cui l’acqua ha cominciato a invadere gli spazi interni del catamarano.

«Ho visto persone morire in mare perché non sapevano nuotare; alcune, in preda al panico, non hanno afferrato i giubbotti di salvataggio e si sono gettate in acqua per la paura», ha raccontato un uomo che si trovava a bordo, e le sue parole trovano riscontro in numerose altre testimonianze raccolte dalla magistratura turca, che sta conducendo un’indagine serrata per fare piena luce sulle responsabilità dell’accaduto.

La Procura ha già ascoltato decine di sopravvissuti, i cui racconti si sono rivelati preziosi per ricostruire le fasi cruciali della navigazione e per comprendere le ragioni che hanno spinto il comandante a non invertire la rotta nonostante i segnali di un grave avaria allo scafo.

Le indagini e gli arresti dell’equipaggio

A oggi il numero degli indagati è salito a sedici, ma il nucleo centrale dell’inchiesta riguarda il capitano Mustafa Oz e gli altri otto membri dell’equipaggio, che sono stati tutti arrestati con l’accusa di omicidio colposo plurimo e naufragio colposo.

Gli investigatori stanno cercando di accertare non solo le condizioni meteo-marine al momento della partenza, ma anche lo stato di manutenzione del traghetto e, soprattutto, la regolarità dei titoli professionali del comandante, la cui abilitazione ottenuta in Honduras solo due anni fa solleva interrogativi sulla reale esperienza e preparazione necessarie per governare un’imbarcazione di quella stazza con centinaia di passeggeri a bordo.

La compagnia Filo Denizcilik, dal canto suo, non ha ancora rilasciato dichiarazioni ufficiali in merito ai requisiti del personale impiegato, limitandosi a esprimere vicinanza alle famiglie delle vittime e a dichiarare piena collaborazione con le autorità giudiziarie turche e cipriote.

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