La Cina sfida i dazi con un surplus commerciale da mille miliardi

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nonostante la persistente barriera doganale eretta dagli Stati Uniti, che ha impresso una contrazione del 28,6% alle spedizioni transoceaniche solo nel mese di novembre, l'economia cinese dimostra una resilienza inaspettata, raggiungendo un traguardo storico nei primi undici mesi del 2025. L'avanzo commerciale, infatti, ha toccato la cifra record di 1.076 miliardi di dollari, superando con un mese di anticipo l'intero dato dell'anno precedente e segnando un incremento del 21,6% su base annua. Questo risultato, che molti osservatori consideravano improbabile sotto la pressione delle tariffe, è il frutto di una riconfigurazione strategica dei flussi commerciali, i quali, deviando dall'asse diretto con Washington, hanno trovato nuovi e vigorosi sbocchi altrove.

Il pivot asiatico ed europeo compensa il crollo con gli Usa

La tregua sul commercio siglata dai due leader, sebbene abbia evitato un ulteriore inasprimento del conflitto, non ha riportato i volumi degli scambi ai livelli precedenti, costringendo Pechino a intensificare, con decisione, i legami economici con altri partner. È in queste direzioni che si è concentrato lo sforzo export del colosso asiatico, il quale, mentre vedeva ridursi le spedizioni verso il mercato americano, ha registrato crescite significative verso l'Unione Europea, l'area dell'Asean e l'Australia. Una diversificazione geografica che ha permesso all'export complessivo di crescere del 5,4% nei primi undici mesi dell'anno, un dato che sorprende non poco, se si considera il contesto internazionale.

I dati di novembre confermano la tendenza

La vitalità delle vendite estere cinesi trova ulteriore conferma nelle statistiche più recenti, quelle di novembre, che segnalano una ripresa oltre le attese dopo la flessione di ottobre. Le esportazioni, in quel mese, sono infatti aumentate del 5,9% su base annua, mentre le importazioni sono rimaste sostanzialmente piatte, crescendo appena dell'1,9% nonostante gli impegni formali di Pechino di ampliare gli acquisti dall'estero. Da questo divario è scaturito un surplus mensile di 111,68 miliardi di dollari, una cifra che contribuisce a spiegare il traguardo complessivo e che, al contempo, sottolinea la debolezza della domanda interna, la quale non decolla come le autorità avevano auspicato.

Un equilibrio economico dalle basi fragili

Il superamento della soglia psicologica dei mille miliardi di surplus, se da un lato offre un cuscinetto finanziario alle casse statali, dall'altro delinea una struttura commerciale sempre più squilibrata, la cui sostenibilità a lungo termine è oggetto di dibattito tra gli analisti. La crescita delle importazioni, ferma a un esiguo +0,6% nel periodo gennaio-novembre, rivela quanto il modello di sviluppo continui a dipendere in maniera eccessiva dalla domanda esterna, mentre quella interna fatica a tenere il passo. Una dinamica, questa, che se da una parte assicura liquidità, dall'altra potrebbe esporre l'economia a rischi sistemici qualora i principali mercati alternativi agli Stati Uniti dovessero a loro volta mostrare segni di affaticamento.

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