La partita per Mediobanca e il disegno del governo tra Caltagirone, Mps e il terzo polo
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Francesco Gaetano Caltagirone, che aveva tre anni quando nacque Mediobanca nel 1946, oggi, a 82, potrebbe chiudere un’era per l’istituto che ha sostenuto il capitalismo italiano. Insieme a Delfin, la holding degli eredi Del Vecchio, il costruttore ed editore è in pole position nella battaglia per il controllo della banca d’affari, mentre l’offerta pubblica di scambio lanciata da Monte dei Paschi di Siena – con adesioni ferme allo 0,01% – ridisegna gli equilibri.
Il governo, che punta a un terzo polo bancario unendo Mps, Mediobanca e Banco Bpm, vede in Caltagirone un interlocutore gradito, dotato di visione strategica e capacità di mediazione tra investitori e istituzioni. La sua figura, che combina competenze finanziarie e attitudine al dialogo con gli stakeholder, è considerata ideale per guidare un’operazione delicata, in cui il Tesoro gioca un ruolo centrale.
Intanto, l’OPS su Mediobanca procede a rilento: al 23 luglio le adesioni hanno raggiunto appena 119.468 azioni, una frazione minima del totale. Un dato che riflette le incertezze degli investitori, mentre Unicredit – dopo aver valutato un’avanzata su Banco Bpm – ha preferito tirarsi indietro, lasciando campo libero al disegno del governo.
Sullo sfondo, resta la guerra per Generali, dove Caltagirone e Delfin mirano a rafforzare la loro influenza. Se l’operazione Mps-Mediobanca andrà in porto, gli assetti della finanza italiana potrebbero cambiare radicalmente, con il costruttore romano al centro di un sistema che unisce banche, assicurazioni e grandi patrimoni privati.




