Danzica, la conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina si apre all’ombra dello scontro tra Varsavia e Kiev
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Redazione Esteri
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È un'atmosfera tesa quella che avvolge la quinta edizione della Ukraine Recovery Conference, iniziata oggi a Danzica. La manifestazione, che dovrebbe rappresentare un momento di unità e di pianificazione per il futuro del Paese, è stata invece oscurata dalle polemiche diplomatiche tra Polonia e Ucraina, culminate con l'assenza dei rispettivi capi di Stato. Da un lato, il presidente polacco Karol Nawrocki ha disertato l'evento, dall'altro il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha annullato la sua partecipazione, gettando un'ombra sulla portata politica dell'incontro.
La scintilla della discordia: l'Upa e le stragi della Volinia
Le tensioni tra i due Paesi, tradizionalmente alleati contro la Russia, sono esplose a fine maggio, quando Zelensky ha deciso di intitolare un'unità d'élite dell'esercito ucraino agli "Eroi dell'Upa" (Esercito insurrezionale ucraino). Questo gesto è stato percepito dalla Polonia come una provocazione inaccettabile, poiché l'Upa è storicamente accusata di aver commesso massacri di civili polacchi in Volinia e Galizia Orientale tra il 1943 e il 1944.
La reazione di Varsavia non si è fatta attendere: il 19 giugno, il presidente Nawrocki ha revocato a Zelensky l'Ordine dell'Aquila Bianca, la più alta onorificenza dello Stato polacco, scatenando una crisi diplomatica senza precedenti. La decisione, come ha dichiarato lo stesso Nawrocki, non era rivolta al popolo ucraino, ma rappresentava un atto dovuto verso la memoria delle vittime, un gesto che "ferisce la memoria delle vittime" e mina gli sforzi di riconciliazione storica.
A impreziosire il quadro delle tensioni, le autorità polacche hanno annunciato l'arresto di un cittadino ucraino sospettato di aver pubblicato minacce di morte online contro il presidente Nawrocki.
Una conferenza senza i suoi protagonisti principali
Il presidente ucraino ha quindi scelto di non partecipare alla conferenza di Danzica, che ha preso il via con una delegazione guidata dalla premier ucraina Julia Swyrydenko. La sua assenza, insieme a quella del padrone di casa polacco, ha inevitabilmente ridimensionato l'impatto politico dell'evento, sebbene gli incontri proseguano a livello tecnico ed economico. La scelta di Zelensky di rimanere a Kiev è stata interpretata come un segnale di forte disappunto, in un momento in cui il Paese è più che mai dipendente dal sostegno militare e umanitario dei suoi vicini.
Swyrydenko ha comunque aperto i lavori, sottolineando l'importanza di ottenere nuovi finanziamenti e sottoscrivere accordi che possano dare ossigeno all'economia ucraina. In questo senso, l'Unione europea ha annunciato l'erogazione di 3,2 miliardi di euro come prima tranche del nuovo piano di assistenza macrofinanziaria, un segnale concreto che la ripresa del Paese non può attendere la fine della guerra.
La dimensione economica e gli impegni finanziari
Nonostante le tensioni, la conferenza di Danzica rimane un appuntamento cruciale per mobilitare risorse. La premier Swyrydenko ha dichiarato che a margine del forum sono attese firme per contratti del valore di circa 10 miliardi di euro, e che verrà annunciato lo sblocco dei primi 3,2 miliardi di euro del prestito da 90 miliardi stanziato dall'Ue per il biennio 2026-2027.
Questo flusso di denaro è vitale per mantenere in piedi la macchina statale ucraina e per avviare i primi progetti di ricostruzione, che non riguardano solo la riparazione dei danni ma, come ha sottolineato il presidente del Consiglio europeo António Costa, la trasformazione dell'Ucraina in un'economia moderna per avvicinarla agli standard europei.
La conferenza, che ha visto la partecipazione di quasi 60 delegazioni governative e circa 1000 aziende, si conferma quindi un palcoscenico fondamentale per i donatori internazionali, anche se la frattura politica tra i due alleati ha dimostrato quanto le ferite della storia possano ancora condizionare il presente.
Un passato che pesa sul futuro dell'alleanza
La vicenda dell'Upa tocca una delle pagine più buie della storia comune tra Polonia e Ucraina: gli eccidi di Volinia. Per la Polonia, si tratta di un genocidio che causò la morte di circa 100.000 civili polacchi, un evento ancora profondamente radicato nella memoria collettiva e nella coscienza nazionale. La glorificazione dell'Upa da parte di Kiev, al contrario, è vista da molti ucraini come un atto dovuto verso i combattenti per l'indipendenza contro l'oppressione nazista e sovietica, creando una frattura identitaria che le diplomazie faticano a ricomporre.
Le parole di Zelensky, che ha difeso la scelta dei suoi militari di "scegliere un nome eroico", hanno evidenziato la distanza tra le due narrazioni. Lo scontro attuale dimostra come, nonostante la comunanza di intenti contro l'aggressione russa e gli sforzi di collaborazione a livello di governi e istituzioni, la storia rimanga un campo minato per i leader di entrambi i Paesi, capace di minare la fiducia reciproca in qualsiasi momento.




