Guerra in Ucraina, raid russi su Kiev e Leopoli alla vigilia dell’anniversario dell’invasione
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
La notte che precede il quarto anniversario dell’invasione russa è stata segnata da una nuova, intensa ondata di attacchi contro l’Ucraina, con esplosioni che hanno squarciato il silenzio di Kiev e Leopoli intorno alle quattro del mattino, ora locale. L’amministrazione militare della capitale, come riportato dalle autorità, aveva precedentemente diramato un allarme aereo, invitando la popolazione a rifugiarsi a causa della concreta minaccia rappresentata dall’impiego di missili balistici da parte del nemico, una precauzione che purtroppo non ha scongiurato le conseguenze devastanti dell’assalto -1. Nella regione di Kiev, il bilancio provvisorio parla di almeno un morto e cinque feriti, ma è a Putrivka, centro situato nell’area della capitale, che si è vissuto un dramma nell’emergenza: otto persone, fra le quali un bambino, sono state tratte in salvo dai soccorritori del Servizio di Emergenza Statale dopo essere rimaste sepolte sotto le macerie di un edificio colpito -2. Le infrastrutture energetiche sono state nel mirino, con danni ingenti che si vanno ora valutando, in un quadro che vede l’intero paese bersaglio di una pioggia di ordigni.
A Leopoli, grande città dell’ovest ucraino, la dinamica è stata differente e, secondo gli inquirenti, ugualmente letale. Poco dopo la mezzanotte, una pattuglia di polizia era intervenuta in centro storico a seguito di una segnalazione per un’effrazione in un negozio, e proprio durante l’intervento si sono verificate due distinte esplosioni. La prima deflagrazione ha colpito gli agenti appena giunti sul posto, mentre la seconda è avvenuta all’arrivo di una squadra di rinforzo, un meccanismo che ha fatto subito pensare a un agguato studiato. Una giovane poliziotta di appena 23 anni ha perso la vita nell’attentato, e il numero dei feriti, alcuni in condizioni gravi, è salito ad almeno quindici, se non di più secondo le prime stime -1-5. Il presidente Volodymyr Zelensky ha prontamente definito l’accaduto come un “attacco terroristico” e, attraverso i suoi canali ufficiali, ha annunciato che un sospettato è già stato fermato, assicurando che tutte le risorse necessarie sono state messe a disposizione della procura per fare piena luce su quanto avvenuto -5.
La morsa dei missili e l’allungarsi del conflitto
L’offensiva russa non si è limitata ai due centri principali. Secondo quanto denunciato dall’aeronautica militare ucraina e dallo stesso Zelensky, l’esercito di Mosca ha scatenato una vera e propria raffica di potenza: quasi trecento droni e una cinquantina di missili di diverso tipo sono stati lanciati contro obiettivi in tutto il paese, colpendo non solo Kiev e Leopoli ma anche le regioni di Odessa, Zaporizhzhia, Dnipro, Kirovohrad, Mykolaiv, Poltava e Sumy -5. Le autorità locali hanno fornito aggiornamenti drammatici: a Zaporizhzhia un attacco su strutture industriali ha causato la morte di un trentatreenne, mentre nella regione di Odessa due persone sono rimaste uccise dall’impatto di droni. In quest’ultima area, il governatore Oleg Kiper ha parlato di raid su vasta scala mirati in particolare contro il settore energetico, con vasti incendi divampati e successivamente domati dai vigili del fuoco, sebbene il conto dei danni materiali sia ancora in via di definizione -1-5. Le operazioni di soccorso e di messa in sicurezza delle aree colpite sono proseguite per tutta la giornata, con squadre al lavoro per rimuovere le macerie e ripristinare, ove possibile, le linee elettriche.
Il fronte diplomatico si intreccia con le tensioni energetiche
Parallelamente alle operazioni militari, sul versante politico-diplomatico si registrano sviluppi significativi che complicano ulteriormente lo scenario di sostegno a Kiev. Alla vigilia del voto in sede di Consiglio Affari Esteri dell’Unione Europea, è emersa la netta opposizione di Ungheria e Slovacchia al ventesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, un provvedimento che Bruxelles intendeva varare proprio in concomitanza con l’anniversario dell’invasione. Il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó è stato esplicito: Budapest bloccherà l’iniziativa fintantoché l’Ucraina non ripristinerà il transito di petrolio attraverso l’oleodotto Druzhba, fondamentale per l’approvvigionamento energetico magiaro -1-3. Il premier Viktor Orbán ha aggiunto ulteriore benzina sul fuoco, ventilando la possibilità di interrompere le forniture di energia elettrica all’Ucraina come eventuale contromisura -1. Kaja Kallas, Alta rappresentante dell’Unione per gli affari esteri, ha commentato con rammarico la situazione, definendo “deplorevole” l’ostruzionismo di Budapest, che ha di fatto impedito l’unanimità necessaria per procedere sia con le sanzioni sia con un prestito da novanta miliardi destinato a Kiev -3.




