Paolo Crepet e la serie Adolescence: il dibattito oltre lo schermo

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Paolo Crepet, psichiatra e opinionista noto per le sue posizioni spesso controverse, ha scelto di non guardare Adolescence, la miniserie britannica che domina le classifiche di Netflix, sostenendo che le piattaforme digitali siano tra le principali responsabili del "degrado sociale" odierno. In un'intervista al Corriere della Sera, ha criticato non solo la serie ma l'intero sistema che, a suo dire, anestetizza le coscienze, citando come esempio estremo il recente caso di un tredicenne accusato di un grave crimine.

La serie, composta da quattro episodi, racconta la storia di un adolescente arrestato in modo sproporzionatamente violento, affrontando temi come la mascolinità tossica, gli incel e la cosiddetta "manosfera" – fenomeni che, sebbene discussi soprattutto online, hanno ricadute concrete nella realtà. Il successo della produzione, che in Italia ha superato persino Il Gattopardo, dimostra quanto questi argomenti scuotano il pubblico, anche quando trattati attraverso una narrazione finzionale.

Eppure, mentre la fiction viene analizzata e dibattuta, i veri adolescenti sembrano finire sotto i riflettori solo in occasione di fatti di cronaca. Se da un lato c'è chi, come Crepet, vede nei social e nelle serie tv un sintomo di decadenza, dall'altro la popolarità di Adolescence suggerisce che esista un bisogno diffuso di comprendere dinamiche altrimenti ignorate. La serie, del resto, non si limita a intrattenere: costringe a confrontarsi con un linguaggio cifrato, quello delle comunità online, che molti adulti faticano a decifrare.

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