Il futuro di Mps secondo Cimbri: sede a Siena, nessun licenziamento e un polo bancario tutto italiano
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Redazione Economia
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Più che per rassicurare, Carlo Cimbri ha parlato per chiarire. Troppe, infatti, le speculazioni che nelle ultime settimane hanno alimentato dubbi e timori sul destino del Monte dei Paschi di Siena, in particolare per quanto riguarda il ruolo della città e le prospettive della storica sede di Rocca Salimbeni.
Il presidente di Unipol, intervenuto in un'intervista al Sole 24 Ore, ha tracciato un quadro preciso del progetto industriale che, a suo dire, attenderebbe l'istituto senese, qualora l'offerta pubblica di acquisto promossa da Intesa Sanpaolo dovesse andare in porto. Un progetto che, stando alle parole di Cimbri, non solo preserverebbe l'identità della banca più antica del mondo ma la renderebbe il fulcro di un nuovo grande conglomerato finanziario nazionale.
La conferma su Rocca Salimbeni e il ruolo di Siena
Il punto centrale dell'intervento di Cimbri, volto a fugare ogni perplessità, ha riguardato la centralità di Siena e il mantenimento della sua sede storica. Il presidente di Unipol è stato categorico nel dichiarare che Rocca Salimbeni non solo resterà la sede principale del Monte, ma diventerà il centro direzionale di riferimento per tutto il Centro e il Sud Italia, con un'attenzione particolare a Roma.
Una scelta che Cimbri ha motivato con il valore intrinseco del simbolo stesso: "Rocca Salimbeni è un simbolo da 500 anni, conviene a tutti mantenerlo". Non si tratterebbe, quindi, di una semplice conservazione formale del nome, ma di un vero e proprio ruolo di vertice per la città toscana, che vedrebbe preservato il suo peso decisionale evitando quel temuto svuotamento delle funzioni direzionali.
L'obiettivo dichiarato, ha ribadito Cimbri, è costruire una grande banca italiana, e il Monte dei Paschi, forte della sua notorietà internazionale, sarà la capofila di questo progetto.
Il progetto industriale: il secondo polo bancario italiano
L'architettura del nuovo polo finanziario, come delineata da Cimbri, è complessa e si svilupperebbe in più fasi. La prima, che si concluderebbe entro la fine del 2026, vedrebbe la conclusione dell'OPAS lanciata da Intesa Sanpaolo. Unipol, subito dopo il successo dell'operazione, entrerebbe in campo per acquisire Banca Mps, come sarà dopo lo scorporo di circa 625 filiali su un totale di circa 1.300, che invece rimarrebbero a Intesa.
Successivamente, entro il 2027, Mps passerebbe sotto il controllo del gruppo Unipol per poi, nel 2028, essere integrata con Bper Banca. Il risultato finale di questa aggregazione, come ha spiegato lo stesso Cimbri, sarebbe un polo bancario di dimensioni ragguardevoli, destinato a diventare il secondo gruppo bancario del Paese per presenza sul territorio e creazione di valore.
Un conglomerato finanziario tutto italiano, che unirebbe il ramo bancario a quello assicurativo di Unipol, seconda compagnia in Italia, per servire un bacino di circa 8 milioni di clienti.
L'impatto sul territorio e i posti di lavoro
Cimbri ha voluto inoltre affrontare due temi tradizionalmente sensibili in operazioni di questa portata: le ricadute sul territorio e le conseguenze occupazionali. Sul primo fronte, il presidente di Unipol ha sottolineato che il radicamento territoriale non sarà messo in discussione anzi, sarà un punto di forza.
"Non compriamo quanto rimarrà di uno spezzatino di Mps, ma una banca con tutta la sua dignità e solidità", ha affermato Cimbri, per poi aggiungere che la presenza sul territorio si difende con lo sviluppo e che, per supportare le imprese, servono grandi dimensioni. Sul nodo dei posti di lavoro, le rassicurazioni sono state altrettanto nette: è stata esclusa la possibilità di licenziamenti.
Il piano di razionalizzazione, che dovrà essere concordato con le organizzazioni sindacali, sarà finalizzato a gestire le inevitabili sovrapposizioni tra le strutture delle due banche, ma senza ricorrere a uscite forzate dal personale. Il disegno, nelle intenzioni di Cimbri, è quindi quello di valorizzare il Monte dei Paschi di Siena nel suo nome, nella sua storia e nel suo patrimonio umano, inserendolo in un contesto più ampio per competere a livello europeo.
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