Zelensky avverte: Mosca punta sulla Bielorussia, ma l’Iran minaccia le forniture di armi
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Redazione Esteri
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La situazione per Kiev si fa sempre più complessa, non solo lungo le linee del fronte. Volodymyr Zelensky, in un aggiornamento diffuso tramite Telegram, ha lanciato due avvertimenti che delineano uno scenario geopolitico in rapida evoluzione: da un lato, la certezza che Mosca tenterà nuovamente di trascinare la Bielorussia nel conflitto, ampliando così il teatro operativo; dall’altro, la concreta minaccia rappresentata dalla guerra in Iran, la quale, come sottolinea lo stesso presidente ucraino, rischia di compromettere pesantemente l’approvvigionamento di armamenti occidentali necessari a contrastare l’avanzata russa. Le visite lampo della scorsa settimana – che hanno toccato Germania, Norvegia, Italia, Paesi Bassi e, da ultimo, la Svezia – sono state incentrate proprio su questo duplice obiettivo: blindare la logistica militare e mandare un segnale chiaro al Cremlino, affinché non interpreti l’instabilità mondiale, alimentata dall’aumento dei prezzi del greggio, come un’occasione favorevole per intensificare le proprie operazioni.
L’ombra della guerra in Iran e lo stop americano al petrolio russo
Il presidente ucraino ha espresso gratitudine verso i partner internazionali che, nonostante le crisi concorrenti, sono rimasti pronti a cercare soluzioni alternative per scongiurare un collasso della logistica difensiva. La guerra in Iran, con le sue ripercussioni sugli equilibri del Medio Oriente, rischia infatti di distrarre i principali produttori di armi, deviando le scorte che sarebbero dovute confluire a Kiev. In questo quadro di fragilità, una decisione statunitense ha aggiunto ulteriore incertezza: Washington ha infatti sospeso fino al prossimo 16 maggio le sanzioni sul petrolio russo, una pausa che permetterà a Mosca di incassare liquidità fresca in un momento cruciale per le sue casse militari. Zelensky teme che questa combinazione – armi in arrivo a singhiozzo e risorse energetiche per il nemico – possa alimentare l’illusione, nel Cremlino, che il tempo giochi a suo favore.
La Bulgaria al voto (per l’ottava volta) e la tensione interna a Kiev
Mentre la diplomazia ucraina corre per scongiurare l’isolamento, l’Europa orientale mostra segnali di instabilità politica che potrebbero influenzare il sostegno al fronte. In Bulgaria, infatti, si sono aperti i seggi per l’ottavo voto parlamentare anticipato negli ultimi cinque anni: dalle 7 locali (le 6 in Italia), i cittadini sono chiamati a scegliere i 240 deputati dell’Assemblea unicamerale. Secondo i sondaggi della vigilia, il neocostituito partito ‘Bulgaria Progressista’, espressione dell’ex presidente Rumen Radev, parte favorito, ma in una corsa affollata da 24 partiti e coalizioni, solo cinque di essi sembrano in grado di superare la soglia di sbarramento del 4%. A complicare ulteriormente il quadro interno per Zelensky, una tragedia avvenuta nel cuore della capitale: sabato 18 aprile, nel quartiere Holosiivskyi, un uomo armato ha aperto il fuoco prima in strada e poi all’interno di un supermercato, seminando il panico.
La sparatoria di Kiev e il profilo dell’attentatore
L’attacco, costato la vita ad almeno sei persone e provocato una quindicina di feriti, ha visto l’aggressore barricarsi all’interno del punto vendita insieme ad alcuni ostaggi, prima di essere neutralizzato dalle forze di sicurezza. Le dinamiche precise della sua eliminazione non sono state rese note, ma la priorità degli inquirenti resta la verifica del movente. Zelensky ha fornito un primo identikit inquietante: l’attentatore era nato in Russia e risultava residente nella regione occupata di Donetsk; inoltre, aveva già un curriculum di precedenti penali alle spalle. Gli investigatori, in queste ore, stanno passando al setaccio ogni dettaglio della sua vita per capire se si sia trattato di un gesto isolato di follia omicida o, come si teme, di un attacco mirato orchestrato per colpire la popolazione civile in un momento di già elevata tensione bellica.




