Zelensky: “La guerra in Iran mette a rischio le forniture di armi”. E Mosca tenta di trascinare Minsk nel conflitto

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’ombra di un allargamento del conflitto si allunga nuovamente sull’Europa dell’Est, mentre la crisi in Medio Oriente rischia di prosciugare i canali di approvvigionamento militari fondamentali per la difesa ucraina. Il presidente Volodymyr Zelensky ha lanciato un allarme preciso, descrivendo un quadro geopolitico in cui l’instabilità globale – anziché indebolire il nemico – sembra offrire ossigeno al Cremlino. In una serie di interventi pubblici, il leader ucraino ha evidenziato come l’escalation tra Stati Uniti e Iran, con il conseguente shock energetico, stia complicando non solo la logistica bellica ma anche la tenuta diplomatica del fronte anti-Kremlin. La sua preoccupazione, per certi versi, è duplice: da un lato, la carenza di sistemi di difesa aerea (in particolare i tanto agognati Patriot) dovuta al reindirizzamento delle attenzioni americane verso il teatro mediorientale; dall’altro, il rialzo del prezzo del petrolio, una manna per le casse di Mosca che finanzia la macchina da guerra.

“A causa della guerra in Iran, ci sono rischi per l’approvvigionamento di armi all’Ucraina”, ha scritto Zelensky sul suo canale Telegram, ringraziando quei partner – Germania, Norvegia, Italia, Paesi Bassi e Svezia – che in questa settimana si sono dimostrati pronti a “cercare una soluzione” per scongiurare il collasso delle forniture. Le visite lampo nei paesi scandinavi e del nord Europa, ha aggiunto, erano mirate proprio a garantire che Kiev possa mantenere la propria “stabilità e forza” durante la primavera e l’estate, affinché Mosca non tragga vantaggio dal caos globale. È una partita a scacchi, quella raccontata dal presidente, dove l’arma del ricatto energetico torna prepotentemente alla ribalta: l’aumento dei prezzi del greggio, alimentato dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, rischia di trasformarsi in un moltiplicatore di potenza per l’esercito russo, vanificando in parte gli sforzi occidentali.

Il timore di un fronte bielorusso e le incognita logistiche

Ma la pressione su Kiev non arriva solo dalla limitazione delle risorse materiali o dai movimenti dei prezzi. Zelensky ha rivelato un altro fronte, più insidioso perché legato alla geografia militare: Mosca sta tentando di nuovo di trascinare la Bielorussia nel conflitto. Secondo i rapporti dell’intelligence ucraina, citati dal presidente dopo un rapporto con il comandante in capo Oleksandr Syrskyi, lungo i confini settentrionali si osserva una ripresa delle attività ostili. Nelle aree di frontiera bielorusse, ha spiegato, si stanno costruendo strade verso il territorio ucraino e vengono allestite posizioni per l’artiglieria. Una manovra che, nelle intenzioni del Cremlino, servirebbe a liberare forze o a creare un nuovo fronte di tensione, costringendo Kiev a dirottare riserve preziose altrove.

Questa doppia mossa – economica e militare – arriva mentre l’amministrazione di Washington, guidata da Donald Trump (ormai stabilmente alla Casa Bianca da oltre un anno), ha preso una decisione che ha suscitato non poche polemiche tra i falchi della sicurezza nazionale. Gli Stati Uniti hanno infatti sospeso le sanzioni sul petrolio russo, concedendo una deroga che permetterà l’acquisto di greggio e prodotti petroliferi di Mosca almeno fino al prossimo 16 maggio. La mossa, tecnicamente giustificata dall’esigenza di calmierare i prezzi energetici globali dopo lo shock provocato dalla guerra in Iran, rappresenta un’ancora di salvezza economica per Putin proprio mentre le sue truppe tentano di sfondare le linee nemiche. L’amministrazione ha ceduto alle pressioni dei paesi asiatici, colpiti duramente dal caro-energia, ma il segnale politico è inequivocabile: la gestione dei due conflitti contemporanei sta costringendo Washington a scelte di realismo che penalizzano oggettivamente lo sforzo bellico ucraino.

Kiev, la strage nel supermercato e l’ombra del terrorismo

Mentre il dibattito geopolitico si infiammava, la capitale ucraina è stata scossa sabato 18 aprile da un episodio di cronaca nera che ha gettato nello sconforto l’opinione pubblica. Nel quartiere di Holosiivskyi, un uomo armato ha seminato il panico aprendo il fuoco sulla folla per poi barricarsi all’interno di un supermercato, dando vita a un drammatico sequestro di ostanti. Il bilancio provvisorio, inizialmente fissato a cinque vittime, è salito a sei dopo il decesso in ospedale di una donna rimasta gravemente ferita. Tra le vittime, si contano purtroppo anche delle persone colpite a bruciapelo durante l’assalto dell’uomo, che le forze di sicurezza hanno descritto come un soggetto dalla condotta “caotica” e violenta.

Secondo le ricostruzioni fornite dalle autorità locali, l’aggressore ha esploso colpi prima in strada e poi all’interno del punto vendita, uccidendo all’istante quattro persone. Dopo aver fatto irruzione nel market, ha proseguito la sua furia omicida, causando la quinta vittima sul posto, e ha preso con sé alcuni ostaggi. L’intervento delle forze speciali è stato risolutivo solo dopo che i tentativi di trattativa, protrattisi per circa 40 minuti, sono falliti. Sentendo spari all’interno, i militari hanno fatto irruzione: l’assalitore ha aperto il fuoco contro gli agenti ed è stato “eliminato”. Il sindaco Vitali Klitschko ha confermato il tragico aggiornamento del numero dei morti, mentre il presidente Zelensky ha espresso il proprio cordoglio alle famiglie delle vittime, confermando che dieci persone sono attualmente ricoverate in ospedale per ferite e traumi di varia natura.

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