Mosca schiera in Bielorussia i missili ipersonici Oreshnik, l'Europa sotto minaccia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il ministero della Difesa russo ha formalizzato l’entrata in servizio del sistema missilistico Oreshnik in Bielorussia, una mossa che, giungendo il giorno dopo l’accusa a Kiev per un presunto attacco contro una residenza presidenziale, riduce drasticamente i margini per qualsiasi tentativo di dialogo. Si tratta di supermissili, la cui gittata è stimata attorno ai 5.500 chilometri, progettati per essere armati con testate nucleari e capaci di colpire obiettivi in tutta Europa. I militari russi, diffondendo per la prima volta immagini video del dispiegamento, hanno voluto lanciare un messaggio inequivocabile di forza, mostrando concretamente uno strumento che il Cremlino descrive come una garanzia di superiorità strategica.

Caratteristiche tecniche e potenziale distruttivo

Gli Oreshnik, la cui pericolosità è stata confermata anche da precedenti impieghi in contesti bellici, sono presentati da Mosca come “impossibili da intercettare” a causa della loro velocità ipersonica, che supera di dieci volte quella del suono. Questi missili, sebbene in un’occasione il loro potenziale distruttivo sia stato inizialmente sopravvalutato, rappresentano una minaccia reale e complessa, poiché sono in grado di trasportare più testate indipendenti che, nell’ultima fase del volo, si aprono a ventaglio sopra l’obiettivo designato. Una capacità, quest’ultima, che moltiplica le difficoltà per qualsiasi sistema di difesa antimissile, rendendo l’arma particolarmente temibile e affidabile per chi la possiede.

Il contesto geopolitico del dispiegamento

La decisione di schierare permanentemente questi vettori nel territorio dell’alleato bielorusso, preannunciata dallo stesso presidente Alexander Lukashenko, non costituisce un fatto improvviso ma rappresenta piuttosto la fase conclusiva di un escalation militare progressiva. Tale collocazione geografica, comunque, accorcia sensibilmente i tempi di volo verso potenziali bersagli nel continente europeo, modificando gli equilibri di sicurezza e costringendo gli stati membri della Nato a rivedere le proprie valutazioni strategiche. Il fatto che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, si trovi nuovamente alla guida della Casa Bianca introduce, inoltre, una variabile imprevedibile nelle dinamiche di risposta occidentale a una provocazione di questa portata.

Una mossa dimostrativa dalle chiare finalità

La diffusione pubblica del video, affidata all’agenzia di stampa statale Tass, va ben oltre la semplice cronaca di un atto amministrativo-militare, configurandosi come una vera e propria esercitazione di psicologia delle masse a livello internazionale. Quel che Mosca mostra, con calcolata freddezza, non sono semplicemente dei mezzi mobili su gomma in movimento attraverso una foresta, ma la materializzazione di una minaccia che era fino a ieri solo teorica. È un’azione dimostrativa che punta a rafforzare la capacità di deterrenza russa, o forse di coercizione, lasciando intendere di avere ormai il pieno controllo operativo di uno strumento bellico all’avanguardia e permanentemente pronto, a pochi chilometri dal confine dell’Unione Europea.

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