Mosca schiera i missili Oreshnik in Bielorussia, mentre Zelensky guarda a Trump

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il ministero della difesa russo ha formalizzato l’entrata in servizio in Bielorussia del sistema missilistico Oreshnik, dichiarandolo pienamente operativo. Questa mossa, che giunge a poca distanza dall’accusa – non verificata e rigettata da Kiev come “tipica bugia russa” – di un attacco ucraino contro una residenza di Putin, segna un’escalation che rischia di minare ulteriormente ogni fragile tentativo di dialogo. Gli Oreshnik, infatti, sono vettori ipersonici a raggio intermedio, con una gittata stimata attorno ai cinquemilacinquecento chilometri, progettati per trasportare multiple testate, anche di tipo nucleare, che nella fase terminale si dispiegano per colpire obiettivi separati.

La minaccia tecnologica sul suolo europeo

Il dispiegamento di tali sistemi d’arma sul territorio bielorusso, deciso dal leader di Minsk, stretto alleato del Cremlino, conferisce a Mosca una capacità di proiezione strategica diretta sull’intero continente europeo. Si tratta di armi estremamente sofisticate, la cui pericolosità non risiede solo nella potenza distruttiva, che pure è stata oggetto di valutazioni tecniche dopo l’impiego su Dnipro lo scorso novembre, ma soprattutto nella velocità e nella difficoltà di intercettarle da parte dei sistemi di difesa attuali. Questa decisione, ampiamente pubblicizzata attraverso un video diffuso dallo stesso ministero, costituisce un chiaro messaggio di forza, una pressione militare che va oltre la retorica e si materializza alle porte della Nato.

La posizione di Kiev e l’appello agli Stati Uniti

In un’intervista, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha delineato la sua analisi della situazione, sottolineando come l’instabilità percepita in Putin possa renderlo più suscettibile a pressioni esterne coerenti. La sua argomentazione si è concentrata sulla necessità di un impegno costante da parte della Casa Bianca, affermando che la vittoria di Kiev è inseparabile dal supporto americano e auspicando che il presidente Donald Trump continui a esercitare un’azione decisa sul Cremlino. Zelensky, evitando ogni riferimento a supposte divisioni politiche oltreoceano, ha espresso la speranza che Washington mostri concretamente, attraverso le sanzioni e le manovre economiche, il suo interesse a perseguire una pace duratura.

Lo scenario di tensione crescente

L’annuncio russo, pertanto, non è un atto isolato ma si inserisce in un contesto di costante inasprimento, dove le dichiarazioni si traducono in movimenti di truppe e di armamenti sempre più avanzati. L’Europa si trova ora a fronteggiare, nella realtà dei fatti e non più solo nelle simulazioni, una minaccia credibile e permanente, mentre l’Ucraina combatte sul campo una guerra per la sopravvivenza nazionale. La risposta della comunità internazionale a questa nuova postura del Cremlino, che colloca armi a capacità nucleare in un paese terzo, sarà determinante per gli sviluppi futuri della sicurezza collettiva, in uno scenario dove le parole devono inevitabilmente fare i conti con la concretezza delle armi schierate.

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