Nato, accordo storico sulla spesa militare: target al 5% del Pil entro il 2035. La Spagna ottiene una deroga

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Redazione Interno Redazione Interno   -   BRUXELLES – Dopo settimane di trattative serrate, i 32 Paesi della Nato hanno trovato un’intesa che segna una svolta nella politica di difesa dell’Alleanza. L’obiettivo, fissato nella dichiarazione finale del vertice in corso all’Aia, prevede di portare la spesa militare complessiva al 5% del Pil entro il 2035, suddividendola in due categorie: il 3,5% destinato direttamente agli armamenti e alle forze armate, e un ulteriore 1,5% per gli investimenti in tecnologie “dual use”, come la cybersicurezza, utilizzabili sia in ambito civile sia militare.

L’accordo, che rappresenta più del doppio dell’attuale soglia minima del 2%, è stato raggiunto non senza difficoltà, soprattutto a causa delle resistenze della Spagna. Madrid, che oggi contribuisce con appena l’1,28% del proprio Pil, aveva opposto un netto rifiuto all’idea di uniformarsi al nuovo target. La mediazione tra il premier Pedro Sánchez e il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha permesso di scongiurare una crisi alla vigilia del summit. La Spagna, pur impegnandosi ad aumentare progressivamente le risorse destinate alla difesa, non sarà vincolata al raggiungimento del 5%, ma dovrà attestarsi almeno al 2,1%, quota già prevista per il mantenimento di personale e equipaggiamenti.

«Continueremo a essere un attore chiave nell’architettura di sicurezza europea e atlantica», ha dichiarato Sánchez, sottolineando come il compromesso raggiunto preservi gli interessi nazionali senza minare la coesione dell’Alleanza. L’esenzione concessa a Madrid, tuttavia, non ha mancato di sollevare interrogativi tra alcuni membri dell’Est Europa, tradizionalmente più rigorosi sul tema della condivisione degli oneri militari.

L’intesa riflette una crescente pressione strategica, accelerata dal riarmo russo e dalla necessità di modernizzare gli apparati difensivi in un’epoca di conflitti ibridi. Se la maggior parte dei Paesi – tra cui Germania, Francia e Italia – ha accolto con favore l’innalzamento delle soglie, alcuni osservatori rilevano come l’assenza di sanzioni per chi non rispetterà gli impegni potrebbe indebolire l’efficacia del piano. Intanto, l’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, da sempre critica verso i partner europei accusati di «scroccare» la protezione americana, ha definito l’accordo «un passo nella giusta direzione».

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