Firenze piange Rocco Commisso, il presidente che ha scritto una nuova storia viola

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Una poltrona d’onore nella storia della Fiorentina, che oggi appare improvvisamente vuota, è quella lasciata da Rocco Commisso, scomparso a 76 anni dopo una malattia che nei mesi scorsi ne aveva già allontanato la figura carismatica dalla vita quotidiana del club. La sua assenza, d’altronde, si era fatta sentire in maniera palpabile, quasi presagendo il vuoto che oggi attanaglia la società: quando non tornava a Firenze da tempo, percependo la difficoltà di un momento o le voci di mercato su un giocatore, la sua annunciata ricomparsa – “domani arriva Rocco” – bastava a riaccendere una luce, a ridare un senso di direzione che in sua mancanza si è rapidamente offuscato. In sette anni, l’imprenditore di origini calabresi, approdato a New York dove ha costruito il suo impero nel settore delle telecomunicazioni, è stato molto più di un proprietario; è diventato una guida fondamentale per i tifosi, un punto di riferimento costante, la cui parabola, fatta di battaglie polemiche e sogni di gloria viola, si è interrotta lasciando in sospeso un progetto ancora incompiuto.

Il viaggio da Marina di Gioiosa Ionica al sogno americano

La sua è stata una storia di coraggio e determinazione, un vero e proprio “sogno americano” iniziato a Marina di Gioiosa Ionica e culminato nella guida di una squadra di Serie A. Commisso ha portato con sé, nell’olimpo del calcio che conta, l’orgoglio delle sue radici e un approccio diretto, a volte spigoloso, che lo ha reso una figura unica e riconoscibilissima. Ha investito risorse e passione nel progetto fiorentino, inseguendo con tenacia il successo che in parte gli è mancato sul campo, come testimoniano le tre finali perse – una di Coppa Italia e due consecutive di Conference League – le cui amarezze, però, non hanno mai scalfito il suo legame viscerale con la città e con i colori della società. Un legame che andava ben oltre i semplici risultati sportivi, intrecciandosi con la vita della comunità, al punto che oggi il lutto è condiviso non solo dai tifosi viola ma, come spesso accade in casi simili, anche dalle rivali calcistiche che ne riconoscevano lo spessore.

La famiglia e il futuro di un patrimonio tra Stati Uniti e Italia

A raccogliere ora un’eredità tanto imponente sotto il profilo imprenditoriale quanto delicata su quello emotivo sono la moglie Catherine e i figli Joseph e Marisa. Catherine, che in un’intervista passata si descriveva come una madre “apprensiva ma conscia” del bisogno dei figli di vivere la propria vita, si trova oggi, insieme a loro, alla guida del patrimonio di famiglia. Un patrimonio che include sia il colosso Mediacom, l’azienda da cui è partita l’ascesa di Commisso negli Stati Uniti, sia la Fiorentina, entità dal valore simbolico incommensurabile. Il passaggio generazionale, che si prospetta inevitabile, porrà questioni complesse sulla continuità gestionale e sulla visione, gettando un’ombra di incertezza sul futuro del club in un momento già di per sé drammatico.

Il ricordo dei calciatori: “Una persona che sapeva mettersi al tuo livello”

La dimensione umana del presidente, quella che più ha colpito chi ha lavorato con lui, emerge con forza dalle parole di chi l’ha conosciuto da vicino. Il difensore Cristiano Biraghi, ex capitano viola, ha dipinto oggi il ritratto di un uomo capace di andare oltre il suo ruolo. “Nonostante la carriera imprenditoriale – ha detto Biraghi – era una persona veramente stupenda che sapeva mettersi a livello, con chiunque parlasse”. Una testimonianza che sottolinea come, per Commisso, il calcio fosse sì una passione travolgente ma non l’unico orizzonte, e che il rispetto per le persone veniva prima di tutto. Un tratto del carattere che, probabilmente, sarà ricordato a lungo da tutti coloro che lo hanno incrociato, anche solo per un saluto, nei corridoi di Villa Bellini o sugli spalti dello stadio Artemio Franchi.

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