Messina, piazza Duomo gremita dal corteo No Ponte: "Opere utili, non questa"
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Redazione Interno
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Un fiume di persone, che ha superato ogni previsione numerica, ha invaso ieri pomeriggio le strade di Messina, dando vita a una manifestazione di protesta di dimensioni storiche. Il corteo, partito da piazza Castronovo alle 14, ha snodato il suo percorso attraverso il centro cittadino per confluire, in un clima di partecipata determinazione, in piazza Duomo, dove si sono tenuti i comizi finali. Una mobilitazione trasversale, che ha visto la presenza di comitati locali, associazioni ambientaliste, la Cgil e una pluralità di soggetti politici, tutti accomunati da un dissenso netto e articolato verso il progetto del ponte sullo Stretto.
Le ragioni di una protesta senza precedenti
Dai microfoni piazzati sul palco, i rappresentanti dei diversi gruppi hanno espresso, con toni spesso accesi, le motivazioni di un'opposizione che si fonda sulla salvaguardia del territorio e sulla richiesta di investimenti alternativi. "Saremo in piazza per salvaguardare i nostri territori", è stato ribadito più volte, "e per chiedere opere e interventi veramente utili". Le voci dei relatori hanno sottolineato le "tante forzature e bocciature" che, a loro dire, hanno caratterizzato l'iter del progetto, denunciando una scelta considerata dannosa e anacronistica, la quale rischierebbe di assorbire ingenti risorse pubbliche a discapito di altre necessità infrastrutturali, ben più impellenti per le popolazioni della Sicilia e della Calabria.
Il controcanto del governo: Ciucci e la "realizzazione di un sogno"
Mentre in piazza Duomo risuonavano le voci del dissenso, da Roma arrivava il controcanto ufficiale del governo. Il presidente della società del Ponte, che ha definito l'opera "la realizzazione di un sogno", ha espresso soddisfazione per la decisione di procedere, sottolineando come il percorso sia stato delineato da precise leggi parlamentari e indicazioni governative. "Siamo ripartiti due anni e mezzo fa dopo oltre dieci anni di stop", ha affermato, tracciando un bilancio delle attività svolte in questo lasso di tempo, tra le quali figura la riattivazione della società di progetto. Una posizione, la sua, che esclude categoricamente l'ipotesi di dover rifare la gara d'appalto, nonostante le contestazioni.
Salvini: "Cantieri nel 2026, il Ponte serve ai siciliani"
A confermare la linea dell'esecutivo è intervenuto, seppur da remoto, il vicepremier e ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, collegato in videoconferenza con un convegno a Reggio Calabria. Nel suo intervento, il ministro ha fornito una tempistica precisa, annunciando che i cantieri apriranno nel 2024, e ha replicato indirettamente alle critiche sui costi, spiegando che il rincaro non è dovuto a modifiche progettuali ma all'aumento globale del prezzo dei materiali, "dell'acciaio, del cemento, dell'energia". Salvini ha poi cercato di spostare il focus del dibattito, rigettando l'idea che il ponte possa essere giustificato principalmente come opera per la difesa nazionale. "Non dobbiamo trovare sotterfugi o furbate", ha dichiarato, argomentando che la sua utilità è prima di tutto civile: "Il ponte serve ai siciliani, agli avvocati, ai medici, agli studenti, ai turisti, agli agricoltori". Un messaggio volto a normalizzare l'infrastruttura, dipingendola non come un'opera faraonica ma come uno strumento di quotidianità e progresso per i cittadini.




