Firenze saluta Rocco Commisso, la cerimonia in Duomo: cattedrale gremita, presente la famiglia

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Nella solennità marmorea di Santa Maria del Fiore, dove la luce filtra attraverso le vetrate a illuminare una navata centrale straordinariamente affollata, Firenze ha reso oggi l’estremo saluto a Rocco Commisso. Il presidente della Fiorentina, scomparso dieci giorni or sono, è stato commemorato con una messa solenne, un evento che ha raccolto, in un silenzio rispettoso e partecipe, non solo i volti più noti del club viola ma anche una larga parte della città, testimoniando un legame profondo che travalicava la semplice dimensione sportiva. La cerimonia odierna, distinta dal rito funebre celebrato in precedenza, ha assunto i toni di un commiato civico, un riconoscimento collettivo a una figura che, pur non essendo fiorentina di nascita, aveva scelto di legare il proprio nome e il proprio progetto al destino della società.

Un raccoglimento che unisce la città e il calcio

Tra i presenti, accanto ai familiari stretti – la moglie Catherine e il figlio Joseph, visibilmente commossi – e al direttore generale Alessandro Ferrari, si notavano autorevoli esponenti delle istituzioni cittadine, come l’attuale sindaca Sara Funaro e il predecessore Dario Nardella, a significare come la sfera pubblica riconoscesse il valore dell’opera di Commisso. Il mondo del calcio, dal canto suo, era ampiamente rappresentato: dal presidente della Lega Pro Matteo Marani al Ceo della Lega Serie A Luigi De Siervo, fino a figure storiche del club come l’ex calciatore Borja Valero, tutti convenuti per un addio che superava le consuete divisioni campanilistiche. Le parole del presidente del Pisa, Giuseppe Corrado, giunte all’ingresso del Duomo, hanno efficacemente sintetizzato questo sentire, sottolineando come Commisso avesse compreso, con lungimiranza, che “il processo industriale nello sport è la parte più importante da curare”, un’acuta considerazione sulla necessità di solide infrastrutture per sostenere ogni ambizione agonistica.

L’omelia del cardinale Betori: uno scandalo per la coscienza umana

Momento centrale della celebrazione è stata l’omelia del cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, il quale ha invitato l’assemblea a una riflessione che andasse oltre il cordoglio immediato. “Quando ci lascia una persona che abbiamo stimato per come ha vissuto”, ha esordito il porporato, “a cui dobbiamo gratitudine per quanto ha dato alla nostra città, a cui abbiamo voluto bene perché ci ha fatto dono della sua umanità – idee, azioni e cuore –, fatichiamo a trovare parole”. Il cardinale ha quindi toccato il nervo scoperto del lutto, definendo la morte “uno scandalo per noi umani”, un evento per il quale non esiste una giustificazione razionale capace di placare il dolore. Un concetto teologico, espresso con tono pastorale, che ha elevato il ricordo del presidente a una meditazione sulla fragilità e sul valore della vita umana, pur nel solco della fede cristiana.

Il ricordo di un uomo innamorato di Firenze

Il ritratto che è emerso dalle diverse testimonianze, sebbene non esplicitate in forma diretta durante il rito, è quello di un imprenditore determinato e al tempo stesso di un uomo capace di affezionarsi profondamente alla città che aveva eletto a sede del suo progetto sportivo. Quell’“innamorato di Firenze”, come è stato più volte ricordato, aveva impresso alla società una direzione chiara, puntando con convinzione su un miglioramento strutturale e gestionale che ne garantisse la stabilità e le prospettive di crescita. La cerimonia in Duomo, con la sua aura di solennità laica e religiosa insieme, ha chiuso un capitolo di cordoglio pubblico, consegnando alla memoria collettiva, al di là dei risultati sportivi – che pure ebbero la loro importanza – l’immagine di una personalità complessa, la cui eredità sarà misurata sulla continuità dell’opera intrapresa e sul segno lasciato nel tessuto sociale e sentimentale della città.

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