Corruzione alla Asl di Bari, tangenti e lusso sfrenato
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Redazione Interno
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Un nuovo scandalo di corruzione ha travolto la sanità pugliese, coinvolgendo funzionari pubblici e imprenditori collusi. Secondo l'accusa, un gruppo di influenza avrebbe manipolato gli appalti dell'Asl di Bari, gonfiando i costi dei lavori negli ospedali, tra cui il Di Venere e il S. Paolo. Le indagini della Guardia di Finanza, coordinate dal generale Pasquale Russo e dal colonnello Arcangelo Trevisani, hanno svelato un meccanismo ben oleato di tangenti e favori.
I funzionari corrotti avrebbero accumulato beni di lusso e contanti per un valore complessivo di 250mila euro, utilizzando i proventi illeciti per acquistare gioielli, borse griffate e altri articoli di valore. Tra i metodi adottati per occultare le tangenti, vi era anche l'acquisto di oggetti di lusso tramite internet, con i funzionari che fornivano agli imprenditori le indicazioni per gli acquisti online.
Le intercettazioni hanno rivelato conversazioni in cui gli indagati discutevano dei loro acquisti, vantandosi dei beni accumulati. In un caso, uno degli indagati ha ordinato gioielli online, fornendo all'imprenditore il codice di riferimento dell'articolo desiderato. La moglie di uno dei dirigenti arrestati si sarebbe lamentata di avere così tanti soldi da non sapere come spenderli.
L'inchiesta ha portato all'arresto di dieci persone, tra cui tre pubblici ufficiali, accusati di aver influenzato gli appalti in cambio di tangenti.




