Milano Cortina 2026, quel leggendario medagliere azzurro che tocca quota trenta podi con la storica doppietta nello ski cross

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Redazione Sport Redazione Sport   -   L’epopea azzurra a questi Giochi di Milano Cortina, un’edizione che porta la firma indelebile di una squadra capace di non smettere mai di stupire, ha raggiunto ieri l’apice di una narrazione che sa di leggenda, quando nella penultima giornata di gare — quelle che solitamente regalano gli ultimi sussulti prima del gran finale — gli atleti italiani hanno infilato tre medaglie in un solo colpo, portando il bottino complessivo a trenta presenze sul podio. Di queste, dieci sono d’oro, sei d’argento e quattordici di bronzo, numeri che vanno oltre la mera statistica per consegnare agli annali una prestazione corale mai vista prima, superando di dieci lunghezze il precedente record di Lillehammer 1994 -1 -5. Il merito, se di merito si può parlare in una rassegna di talento e preparazione, è di una generazione di atleti che ha saputo trasformare la pressione dei Giochi di casa in carburante puro, incidendo il proprio nome nella storia dello sport invernale italiano.

E se il medagliere luccica nella sua interezza, è sulla neve di Livigno che si è scritta forse la pagina più romantica e al contempo più ferocemente competitiva di questa rassegna a cinque cerchi. La penultima giornata ha regalato all’Italia una doppietta storica nello ski cross, la specialità del freestyle che mette insieme quattro atleti in una discesa all’ultimo sangue, fatta di contatti, salti e curve paraboliche. Sul traguardo, a dettare legge è stato Simone Deromedis, trentino di 25 anni, che ha condotto la gara con autorevolezza mettendosi in testa sin dalle prime battute e non lasciando più spazio agli avversari, ma la vera impresa porta la firma anche di Federico Tomasoni -2. Il 28enne di Castione della Presolana, in provincia di Bergamo, ha lottato con i denti per strappare la piazza d’onore, beffando al fotofinish lo svizzero Alex Fiva, vecchia volpe della disciplina, in una volata che ha fatto esplodere di gioia il pubblico italiano -2 -10.

Dietro la medaglia d’argento di Tomasoni, però, c’è molto più di una semplice impresa sportiva, e il gesto che ha commosso il Paese è stato quello della dedica, un tributo silenzioso ma potentissimo che l’azzurro ha voluto fare alla sua Matilde. Federico, infatti, era fidanzato con Matilde Lorenzi, la giovane promessa dello sci azzurro tragicamente scomparsa il 28 ottobre del 2024 a causa di un incidente in allenamento in Val Senales -3 -7. Sul casco che Tomasoni indossava durante la gara, spiccava il disegno di un sole, lo stesso simbolo della fondazione “Matildina4Safety” creata dalla famiglia Lorenzi per promuovere la sicurezza in pista, e quel sole era per lei, per Matilde, per una storia d’amore che lo sport non ha spezzato -7 -10. Al traguardo, dopo l’abbraccio con Deromedis, Federico si è lasciato andare a terra con gli occhi rivolti al cielo, in un gesto che il padre di Matilde, Adolfo Lorenzi, ha commentato con parole di una tenerezza rara, dicendo che quella medaglia l’hanno vinta in due, perché Federico porta Matilde dentro di sé ogni giorno -3.

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