La penultima giornata di gare regala all'Italia una storica doppietta nello ski cross, ma il sogno di Federico Pellegrino di chiudere la carriera con la 50 km sfuma per un'influenza.
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Redazione Sport
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La data del 21 febbraio 2026 resterà negli annali dello sport italiano per il trionfo firmato da Simone Deromedis e Federico Tomasoni. I due azzurri, rispettivamente di Trento e di Castione della Presolana, hanno letteralmente dominato la finale dello ski cross maschile in quel di Livigno, regalando al Bel Paese una doppietta che mancava da tempo immemorabile. Deromedis, classe 2000, non ha lasciato scampo agli avversari fin dalla partenza; una condotta di gara autoritaria, la sua, che gli ha permesso di tagliare il traguardo con un margine rassicurante, mettendosi al collo la medaglia d'oro. Alle sue spalle, invece, si è consumato un duello al cardiopalma per la piazza d'onore, con Tomasoni che, grazie a una rimonta negli ultimi metri e a un fotofinish che ha premiato il suo coraggio, ha avuto la meglio sullo svizzero Alex Fiva e sul giapponese Satoshi Furuno. Per Tomasoni, quella d'argento è una medaglia dal valore inestimabile, non solo perché rappresenta il più prestigioso traguardo della sua carriera – lui che ai Mondiali del 2023 aveva conquistato un bronzo – ma anche per il significato che porta con sé: il suo casco, infatti, era ornato da un sole e da una dedica per Matilde Lorenzi, la giovane promessa dello sci italiano e sua compagna, tragicamente scomparsa in un incidente in allenamento nell'ottobre del 2024. Un pensiero che ha commosso tutti, nel giorno in cui l'Italia dello sci si è presa la scena mondiale.
Pellegrino, il forfait dell'ultima ora: l'influenza gli ruba l'addio che aveva sognato
Se la pista di Livigno ha regalato sorrisi e bandiere tricolori, ben diversa è l'atmosfera che si respira a Lago di Tesero, in Val di Fiemme. Lì, dove era in programma la 50 km di sci di fondo in tecnica classica – la cosiddetta “gara regina” dell'endurance olimpico –, il morale era a pezzi ancor prima dello start. Federico Pellegrino, il portabandiera della spedizione azzurra, è stato costretto a dare forfait. Un virus influenzale, che lo ha messo a letto sin da venerdì mattina, gli ha impedito di presentarsi al via di quella che, nelle sue intenzioni, avrebbe dovuto essere l'ultima, emozionante gara della sua carriera. L'atleta valdostano, che in questi Giochi aveva già conquistato due medaglie di bronzo (nella sprint a squadre e nella staffetta), aveva lavorato per quattro anni con un obiettivo fisso: chiudere il cerchio partecipando alla 50 km, magari con un'altra medaglia al collo e con il calore del pubblico di casa a spingerlo. In una lettera aperta diffusa attraverso i canali della Federazione Italiana Sport Invernali, Pellegrino ha definito “straziante” questa rinuncia forzata. Un colpo al cuore, il suo, per un atleta che ha sempre dato tutto e che, nonostante una tendinite al polso tenuta a bada, si è visto negare l'ultimo, meritato capitolo della sua favola olimpica. Al suo posto, sulla distanza vinta dal fuoriclasse norvegese Johannes Klaebo – sesto oro in altrettante gare – sono scesi in pista Simone Daprà ed Elia Barp.
Una giornata ricca di medaglie e di emozioni contrastanti
La penultima giornata dei Giochi di Milano Cortina 2026, va ricordato, metteva in palio ben dieci titoli. Tra le varie finali in programma, oltre allo ski cross e alla 50 km di fondo, spiccavano la staffetta mista di sci alpinismo, la mass start femminile di biathlon – con le speranze azzurre affidate a Dorothea Wierer e Lisa Vittozzi – e le gare di pattinaggio di velocità. Se la doppietta nello ski cross ha portato l'Italia a quota 29 medaglie e 10 ori, consolidando il terzo posto nel medagliere, non sono mancate le delusioni. L'assenza di Pellegrino ha gettato un velo di tristezza su una squadra che, per il resto, sta vivendo un'Olimpiade da incorniciare. La sua assenza, però, è stata percepita come un lutto sportivo non solo dai tifosi, ma anche dai colleghi, a testimonianza del rispetto e dell'affetto che il fondista valdostano si è guadagnato in anni di onorata carriera. Il siparietto tra Deromedis e Tomasoni a Casa Italia, con i due che scherzavano sul fatto di essere stati “stranamente intelligenti” e di non essersi fatti fuori a vicenda come accade di solito quando gareggiano insieme, ha restituito un'immagine di spensieratezza e affiatamento, in netto contrasto con l'amarezza vissuta pochi chilometri più a nord.
La forza di un gruppo e il ricordo indelebile di Matilde Lorenzi
Oltre alla prestazione atletica, ciò che rimarrà impresso nella memoria di questa giornata è la profondità umana dei protagonisti. La dedica di Tomasoni a Matilde Lorenzi, morta a soli 19 anni, ha trasformato l'argento in un messaggio d'amore eterno. Il gesto di guardare al cielo sul podio, mentre la commozione prendeva il sopravvento, è stato forse l'immagine più forte e pura di queste Olimpiadi. Per lui, per Deromedis e per tutta la squadra di ski cross, si è trattato di un successo costruito con sacrificio e dedizione. Deromedis, che a Pechino 2022 era arrivato quinto, ha dimostrato una maturità e una freddezza da veterano, gestendo una finale in cui un minimo errore avrebbe potuto compromettere tutto. Tomasoni, dal canto suo, ha lottato con i denti, sfruttando quella grinta che spesso esce nei momenti più difficili. Due storie diverse, quelle dei due azzurri, che si sono incrociate nel punto più alto dello sport mondiale, scrivendo una pagina di sport che va ben oltre il semplice risultato cronometrico. E mentre il sipario cala su questa penultima giornata, con l'Italia che si gode i suoi nuovi eroi, rimane il rammarico per un capitano che non ha potuto salutare come avrebbe voluto. Ma il suo lascito, fatto di passione e sacrificio, è già inciso nella storia di questo sport.
Description: Doppietta storica dell'Italia nello ski cross con Deromedis oro e Tomasoni argento. Pellegrino costretto al forfait nella 50 km per un'influenza. La cronaca della penultima giornata.




