Il giorno della doppietta azzurra nello ski cross e il forfait di Pellegrino per la 50 km
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Redazione Sport
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La penultima giornata delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, in programma per sabato 21 febbraio, si è aperta all’insegna di un contrasto di emozioni profondissimo per la spedizione azzurra, alternando la gioia incontenibile di un’impresa storica, quella della doppietta nello ski cross firmata Simone Deromedis e Federico Tomasoni, alla delusione cocente per il forfait dell’ultimo minuto di Federico Pellegrino, il portabandiera costretto a dare forfait per la 50 km di fondo a causa di uno stato influenzale che lo ha lasciato a letto -1-2. Se da un lato la pista di Livigno, sotto una fitta nevicata che sembrava voler imbiancare ulteriormente una favola già scritta, regalava all’Italia il primo oro maschile di questi Giochi e una storica doppietta – la prima in assoluto in questa rassegna a cinque cerchi – dall’altro lato, nel silenzio carico di aspettative del lago di Tesero, maturava la rinuncia del fondista valdostano, il quale, come ha tenuto a spiegare in una lettera indirizzata ai tifosi, vedeva nella "gara regina dell'endurance olimpico" il coronamento ideale della sua carriera -8.
L’urlo di Livigno: Deromedis d’oro, Tomasoni d’argento con il pensiero a Matilde
Lo ski cross maschile ha regalato allo sport italiano una pagina che resterà impressa negli annali, un pomeriggio in cui la determinazione e il coraggio hanno preso la forma di due medaglie pesantissime. Simone Deromedis, partito con i favori del pronostico, non ha lasciato nulla al caso: scattato dai blocchi con una reattività fulminea, il trentino ha letteralmente dominato la finale, dettando un ritmo infernale e gestendo con perizia tecnica ogni singolo salto e ogni curva della pista di Livigno, per poi andare a tagliare il traguardo in solitaria e scatenare la festa sotto il traguardo -4. La sua corsa, impeccabile e autoritaria, gli ha regalato il decimo oro per l’Italia in questi Giochi, un sigillo che consolida il terzo posto nel medagliere e che rappresenta il primo alloro maschile in una disciplina che fino a questo momento aveva visto protagoniste soprattutto le donne -7.
Alle sue spalle, però, si consumava un'altra gara nella gara, una sfida al fotofinish che ha premiato la grinta di Federico Tomasoni. L’azzurro, che nelle fasi di qualificazione era partito con il diciassettesimo tempo, ha infilato una rimonta pazzesca negli ultimi metri, infilando una traiettoria interna che gli ha permesso di prevalere per millesimi di secondo sullo svizzero Alex Fiva, costretto così al bronzo -4. L’immagine che più di ogni altra resterà di questo successo, però, non è solo quella dei due atleti abbracciati a terra sotto la neve, ma quella del casco di Tomasoni, su cui campeggiava un disegno a forma di sole accompagnato dalla scritta "Sarai per sempre il mio sole": un omaggio toccante e sentito alla fidanzata Matilde Lorenzi, la giovane promessa dello sci scomparsa tragicamente nell’ottobre del 2024 durante un allenamento in Val Senales, e alla cui memoria è dedicato questo argento che sa di impresa epica -4-7.
Il sogno infranto di Pellegrino e la paura per il neozelandese Ives
Se a Livigno la festa era totale, a Tesero, nel cuore della Val di Fiemme, l’atmosfera era invece carica di rammarico. Federico Pellegrino, il veterano che aveva già regalato due bronzi alla squadra in questa edizione (nella staffetta e nella team sprint), è stato costretto ad alzare bandiera bianca: un virus influenzale contratto alla vigilia lo ha debilitato a tal punto da impedirgli di presentarsi al via della 50 km, la sua ultima gara olimpica in carriera -1-8. Con una lettera aperta, l'azzurro ha spiegato lo strazio di dover rinunciare a "vivere quelle emozioni che solo gli ultimi chilometri di una gara estenuante, incitato da tifosi e famiglia al completo, nel massimo evento sportivo in casa", potevano dargli, un pensiero che resterà per sempre come un nodo alla gola per un atleta che ha sempre dato tutto per la maglia azzurra -8. Al suo posto, sulla distanza che avrebbe poi visto il norvegese Johannes Klaebo entrare nella leggenda con il sesto oro su sei gare, sono scesi in pista Elia Barp e Simone Daprà, eredi designati di un peso tecnico e emotivo non indifferente -1.
La cronaca di questa vigilia di chiusura, inoltre, non può dimenticare il brivido che ha attraversato il parco neve di Livigno nella giornata di venerdì, quando il 19enne neozelandese Finley Melville Ives, campione del mondo in carica e numero uno del ranking nell'halfpipe di freeski, è rovinosamente caduto durante le qualificazioni, perdendo sci e bastoni e restando immobile sulla neve tra lo sgomento generale -3-5. La competizione era stata sospesa per diversi minuti per permettere ai soccorritori di stabilizzarlo e trasportarlo via con la barella, in una scena che ricordava pericolosamente l'incidente occorso il giorno prima alla canadese Cassie Sharpe. Nelle ultime ore, però, sono arrivate notizie rassicuranti direttamente dalla madre del giovane atleta, la quale ha confermato che, sebbene il cuore del ragazzo fosse "un po' spezzato" per la delusione e per la frattura della clavicola riportata, Ives è cosciente, stabile e già sottoposto agli accertamenti medici del caso, un sospiro di sollievo collettivo in un mondo, quello dello sport estremo, in cui il confine tra la gloria e il pericolo è sottilissimo -3.
L’adrenalina del pattinaggio e l’attesa per biathlon e sci alpinismo
Mentre il fondo piangeva l’assenza del suo campione, il pattinaggio di velocità regalava all’Italia un'altra gioia, la trentesima medaglia di questi Giochi casalinghi: Andrea Giovannini, con una rimonta da manuale all’ultima curva della mass-start maschile, riusciva a conquistare il bronzo in una gara vinta in scioltezza dall’olandese Jorrit Bergsma -2. Una disciplina, lo speed skating, che si sta rivelando tra le più spettacolari e seguite di questa edizione, capace di unire la potenza atletica pura a una tensione agonistica che tiene gli spettatori con il fiato sospeso fino all’ultimo metro.
L’attenzione del pubblico, però, è già tutta proiettata sugli eventi di chiusura di questa lunga giornata, con la mass start femminile di biathlon che vedrà in lizza le due stelle azzurre, Lisa Vittozzi e Dorothea Wierer, chiamate a difendere i colori italiani in una gara che si preannuncia incertissima -1. A completare il quadro, la staffetta mista di sci alpinismo, disciplina che fa il suo esordio olimpico in questi Giochi di Milano-Cortina, e la finale del bob a due femminile, senza dimenticare l’hockey su ghiaccio maschile, dove nel frattempo si è delineata la finalissima di domani tra Stati Uniti e Canada, una classica che potrebbe persino richiamare all’Arena di Milano il presidente americano Donald Trump, pronto a seguire dal vivo i suoi connazionali nella caccia all’oro a 46 anni di distanza dal celebre "Miracolo sul ghiaccio" -2.




