La doppietta azzurra nello ski cross e il sole sul casco di Tomasoni per Matilde Lorenzi

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’è un’immagine, a voler ripercorrere la giornata di gare di Livigno, che resterà impressa nella memoria di questi Giochi di Milano-Cortina 2026, ed è quella di Federico Tomasoni che, subito dopo aver tagliato il traguardo, alza lo sguardo verso il cielo imbiancato dalla tormenta. Il ventottenne di Castione della Presolana, figlio d’arte (quel papà Battista che è stato sciatore nazionale prima e maestro poi), ha appena conquistato un argento che vale una vita, e non solo per la carriera. Sul suo casco, ben in vista, campeggia un sole giallo, il simbolo della fondazione Matildina4Safety, l’iniziativa voluta dalla famiglia di Matilde Lorenzi per migliorare la sicurezza in pista dopo la tragedia che l’ha colpita -2-7. Una dedica silenziosa ma potentissima, quel gesto di Federico, che sembra voler includere nella sua discesa anche lei, la fidanzata diciannovenne scomparsa il 28 ottobre del 2024 in un incidente in Val Senales, durante un allenamento -1.

Se la medaglia di Tomasoni porta con sé il peso di un dolore privato trasformato in spinta emotiva, quella di Simone Deromedis è invece il coronamento di una carriera costruita a colpi di gobbe e salti. Il venticinquenne trentino delle Fiamme Gialle, già campione del mondo nel 2023 a Bakuriani e quinto a Pechino 2022, era tra i papà del medagliere ma non necessariamente il favorito per l’oro -1-4. E invece in finale non ha sbagliato nulla: partito a razzo, ha dettato il suo passo dal primo all’ultimo metro, lasciando agli altri tre la bagarre per il secondo posto. Una bagarre che ha visto Tomasoni protagonista di un sorpasso da manuale sullo svizzero Alex Fiva, arrivato letteralmente sul filo di lana, tanto da rendere necessario il ricorso al fotofinish per assegnargli la piazza d’onore e lasciare il quarto posto al giapponese Satoshi Furuno -1-6.

Per l’Italia dello ski cross, disciplina che mescola la velocità dello sci alpino all’adrenalina del freestyle, si tratta di un risultato storico. Mai, prima d’ora, un azzurro era salito sul podio olimpico in questa specialità, e arrivare con una doppietta, oro e argento, davanti al pubblico di casa, con Livigno imbiancata e festante, ha dell’incredibile. Una circostanza, questa, che Deromedis ha voluto condividere con tutto il movimento, sottolineando come il freestyle italiano stia vivendo una crescita esponenziale -7. Poco importa se le qualifiche non erano state perfette, se la pista sembrava non regalare le sensazioni migliori: quando si è trattato di scendere in batterie a eliminazione diretta, loro c’erano. La finale, del resto, vedeva in pista anche un altro azzurro, Dominik Zuech, segno di una squadra competitiva e coesa, capace persino di "congelare" le speranze del canadese Reece Howden, tre volte vincitore della Coppa del Mondo, già nei quarti -6.

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