Il sole di Matilde Lorenzi sul casco di Federico Tomasoni: l’argento olimpico che commuove la famiglia della sciatrice scomparsa
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Redazione Sport
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Non avevano smesso di piangere, i genitori di Matilde Lorenzi, e forse non smetteranno tanto presto, ma le lacrime di questi giorni, a differenza di quelle versate sedici mesi fa, sono di una natura completamente diversa, intrise di un’emozione che il padre Adolfo fatica a descrivere a parole, tanto è grande e complessa da racchiudere in un semplice concetto. La medaglia d’argento vinta da Federico Tomasoni nello ski cross alle Olimpiadi di Milano Cortina, quel ragazzo che era il fidanzato di sua figlia e che la famiglia considera ormai parte integrante di sé, ha portato una luce inaspettata in un dolore che sembrava destinato a rimanere soltanto ombra. Federico, il bergamasco che ha compiuto l’impresa di tagliare il traguardo al fotofinish, precedendo lo svizzero Alex Fiva e regalando all’Italia una storica doppietta con l’oro di Simone Deromedis, ha sciato con un casco speciale, nero, con un sole giallo stampato sopra: è il simbolo di Mati, il soprannome affettuoso con cui tutti conoscevano Matilde, ed è il logo della fondazione "Matildina4Safety" che i Lorenzi hanno creato con l’obiettivo di migliorare la sicurezza sulle piste da sci e diffondere una cultura della prevenzione più radicata e consapevole -1-5.
Il padre di Matilde, in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera e ripresa da diverse testate, ha raccontato l’intensità di quel momento, spiegando come la loro creatura, la giovane sciatrice azzurra tragicamente scomparsa il 28 ottobre 2024 in Val Senales a soli diciannove anni, abbia in qualche modo sciato insieme a Tomasoni, quasi fosse lì con lui, fianco a fianco, su quella pista di Livigno -5. Adolfo Lorenzi ha ricordato che Federico, prima di gareggiare, gli aveva mandato un messaggio per avvertirlo che il giorno seguente avrebbe sciato per Matilde, e quell’annuncio, quella promessa, si è trasformata in una determinazione ferrea che ha portato l’atleta a conquistare un traguardo che nemmeno lui, forse, si sentiva di pronosticare alla vigilia. Hanno scritto in centinaia alla famiglia, ha aggiunto il signor Lorenzi, e questo affetto corale è un sostegno importante, ma ciò che più conta è sapere che Tomasoni, che aveva presentato Matilde ai suoi genitori come prima e unica fidanzata ufficiale, sia un ragazzo d’oro, capace di onorare la memoria di Mati con la disciplina e il sacrificio che accomunano tutti gli sportivi veri -5.
Un’impresa costruita sul ricordo e sulla volontà di non arrendersi
La gara di Federico Tomasoni, va detto, non è stata soltanto una prova atletica di altissimo livello, ma il punto di arrivo di un percorso personale tortuoso e doloroso, costellato di momenti in cui la tentazione di lasciare tutto, di abbandonare gli sci e chiudere con quello sport che gli aveva regalato l’amore e poi gliel’aveva portato via, era diventata quasi insostenibile -7. Lui stesso, al termine della finale vinta al fotofinish, ha parlato di favole che esistono e di come la realtà abbia superato qualsiasi sua immaginazione, realizzando un sogno che aveva coltivato nelle settimane precedenti con la consapevolezza che in pista, in un modo o nell’altro, ci sarebbe stata anche Matilde -1. Il suo casco, con quel sole che richiama la fondazione voluta dalla famiglia Lorenzi, non era un semplice ornamento, ma una dichiarazione d’intenti, un patto visibile con chi non c’è più: sopra di esso, una dedica, "Sarai per sempre il mio sole", sintetizzava un legame che il tempo e la tragedia non hanno scalfito -2-8.
La doppietta azzurra, la prima nella storia dello sci freestyle italiano a livello olimpico, assume così una luce particolare, che va oltre la semplice classifica e la gioia sportiva. Simone Deromedis, l’altro protagonista di questa giornata memorabile, ha sottolineato come la prestazione di Tomasoni non sia stata una casualità, ma il frutto di una forza interiore straordinaria, sostenuta dalla vicinanza di tutto il team e dal calore del pubblico di Livigno, che ha sfidato la tormenta per incitare i propri beniamini -1. E se per l’Italia si tratta del decimo oro e della ventinovesima medaglia in questa edizione dei Giochi, un bottino che consolida il terzo posto nel medagliere e supera ogni più rosea aspettativa, per la famiglia Lorenzi quel secondo posto vale molto più di un semplice argento -2-8. Adolfo Lorenzi, parlando anche di Lucrezia, l’altra figlia che continua la carriera nell’Esercito e segue i lavori della fondazione, ha voluto rimarcare come Federico e i suoi genitori siano persone stupende, con le quali il rapporto è costante e profondo, quasi che il legame con Matilde abbia creato una nuova, più ampia famiglia, unita nel ricordo e nell’impegno concreto per la sicurezza -5.
La fondazione e l’eredità di Matilde: un impegno per il futuro
L’istituzione della fondazione "Matildina4Safety", va ricordato, è nata proprio nei giorni immediatamente successivi alla tragedia, quando il dolore era ancora troppo vivo e la necessità di fare qualcosa di concreto per evitare che altri atleti potessero fare la stessa fine di Matilde si è fatta impellente -4. La famiglia Lorenzi, con una forza d’animo che ha colpito tutti, ha deciso di incanalare la propria disperazione in un progetto ambizioso: riunire aziende, centri di ricerca e stakeholder del settore per sviluppare nuove tecnologie in grado di aumentare la sicurezza individuale degli sciatori, con particolare attenzione a caschi, protezioni per il collo, airbag per il torace e sistemi antitaglio -10. La raccolta fondi, partita quasi subito, ha visto una mobilitazione notevole, segno che la comunità sportiva e non solo ha compreso l’importanza di investire in prevenzione e ricerca, per cercare di colmare quelle lacune che ancora esistono in uno sport meraviglioso ma intrinsecamente pericoloso come lo sci ad alti livelli.
Il gesto di Federico Tomasoni, che ha scelto di indossare quel sole in testa durante la gara più importante della sua carriera, diventa quindi anche un potente veicolo di promozione per questi valori, portando l’attenzione del grande pubblico su temi che spesso restano confinati nei dibattiti tecnici tra addetti ai lavori. La procura di Bolzano, dal canto suo, aveva archiviato il caso della morte di Matilde Lorenzi come un fatto meramente accidentale, escludendo responsabilità penali per i gestori della pista e sottolineando come la palinatura fosse posizionata a norma e le condizioni di quel giorno fossero ottimali, con neve compatta, bel tempo e visibilità perfetta -3-9. Una conclusione che, pur non fornendo risposte piene a chi cerca un colpevole, ha quantomeno il pregio di attestare che non ci sono state negligenze macroscopiche, ma che l’incidente è avvenuto per una fatale combinazione di circostanze, durante una semplice spigolata che ha fatto perdere il controllo alla giovane atleta facendola finire rovinosamente fuori pista -3.




