Ricina di Pietracatella, Di Vita ammette il tradimento: «Sì, ho tradito mia moglie»
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Redazione Interno
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La crisi coniugale c'era, e adesso è nero su bianco in un verbale. Gianni Di Vita, ex sindaco di Pietracatella e padre di Sara Di Vita, ha ammesso davanti agli inquirenti di aver tradito la moglie Antonella Di Ielsi, morta insieme alla figlia quindicenne per un avvelenamento da ricina tra il 27 e il 28 dicembre scorsi. L'ammissione, riferita dal Corriere della Sera e ripresa da diverse testate, è arrivata a fatica, dopo una serie di audizioni successive. Alla domanda diretta degli investigatori sull'identità della donna, Di Vita avrebbe risposto confermando il nome: «Sì, è lei...».
Il nome dell'amante e il marito sotto esame
La persona indicata è una donna sposata, legata a Di Vita da un'amicizia di vecchia data trasformatasi negli anni in qualcosa di più. Suo marito è stato ascoltato più volte dalla Squadra Mobile di Campobasso, che sta ricostruendo l'intreccio di rapporti personali attorno alle due vittime. L'uomo lavora come tecnico di laboratorio all'istituto agrario di Riccia, uno degli istituti finiti sotto ispezione informatica nell'ambito delle verifiche disposte dalla Procura di Larino. La donna, a sua volta, avrebbe confermato la relazione durante un confronto in Questura durato quasi sei ore.
Il messaggio del 2018 e l'incontro del 22 dicembre
Che il matrimonio non fosse sereno emergeva già da un messaggio WhatsApp recuperato dal cellulare di Antonella Di Ielsi. Nel 2018 la donna aveva scritto a un'amica una frase netta: «Aiutami a trovare un avvocato divorzista». La destinataria del messaggio, convocata dagli investigatori, inizialmente non avrebbe confermato la circostanza, salvo poi ammetterla dopo essere stata indagata per favoreggiamento.
È l'unica persona iscritta nel registro degli indagati nell'ambito di questo filone, mentre il fascicolo principale per duplice omicidio volontario aggravato dal mezzo venefico resta a carico di ignoti. Un altro tassello riguarda il marito dell'amante di Di Vita, che avrebbe incontrato Antonella il 22 dicembre, il giorno precedente alla data considerata più probabile per la somministrazione del veleno. Tra i due ci sarebbero stati anche scambi di messaggi nei giorni in cui la donna cominciava a sentirsi male.
Gli inquirenti stanno cercando di capire cosa sia emerso in quel contatto e se abbia un peso nella ricostruzione complessiva.
Le perquisizioni nelle scuole e le tracce digitali
In parallelo alla pista sentimentale, l'inchiesta della procuratrice Elvira Antonelli si muove sul fronte informatico. Quattro istituti scolastici sono stati sottoposti a ispezione in quattro giorni: l'agrario e lo scientifico di Riccia, il liceo classico Mario Pagano di Campobasso frequentato fino allo scorso anno da Sara e dalla sorella Alice, e il liceo delle Scienze Umane di Casacalenda, dove insegna Laura Di Vita, cugina di Gianni, ascoltata più volte come persona informata sui fatti.
Non sono stati sequestrati singoli computer: i tecnici hanno acquisito i dati centralizzati delle reti scolastiche, alla ricerca di eventuali tracce di navigazioni riconducibili a ricerche su veleni e sulla ricina. Nel decreto di perquisizione si fa riferimento a interrogazioni su piattaforme web con termini come «veleno», «ricina» e analoghi, comprese possibili navigazioni attraverso Tor e il deep web. Su Reddit sono emersi post ritenuti meritevoli di approfondimento, per i quali è stato chiesto il supporto dell'Fbi.
La piattaforma conserva gli indirizzi IP di registrazione degli account, un elemento sul quale gli investigatori contano per risalire all'identità di chi ha scritto.
Il quadro investigativo e la posizione di Di Vita
Gianni Di Vita non è indagato. Il fascicolo della Procura di Larino procede contro ignoti per duplice omicidio premeditato, e nessuna delle circostanze emerse in queste settimane — la relazione extraconiugale, le perquisizioni nelle scuole, i messaggi online — è stata finora collegata con certezza alla morte di Antonella e Sara. Lo stesso Di Vita, in un'intervista al Corriere della Sera dal cimitero di Pietracatella, aveva dichiarato di non aver mai creduto che qualcuno volesse uccidere lui, sua moglie o sua figlia.
La procuratrice Antonelli, dal canto suo, ha definito l'ipotesi dell'avvelenamento accidentale «la più improbabile di tutte». Restano in attesa le relazioni degli specialisti del Robert Koch Institute di Berlino sui 131 reperti prelevati nella casa di famiglia e sugli alimenti finiti al vaglio, mentre la Squadra Mobile continua a incrociare i verbali delle oltre duecento sommarie informazioni raccolte.
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