Ricina a Pietracatella, telefoni e pc al centro delle indagini

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Le indagini sulla morte per ricina di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita passano ora dall’analisi di telefoni, computer e dispositivi elettronici sequestrati nella casa della famiglia a Pietracatella. Venerdì mattina, nella sala Rosano della Questura di Campobasso, gli esperti informatici dell’Anticrimine eseguiranno gli accertamenti tecnici non ripetibili disposti dalla Procura di Larino. L’obiettivo è estrarre dati utili dai sette dispositivi recuperati il 4 maggio scorso, nel tentativo di chiarire cosa sia accaduto e ricostruire gli ultimi movimenti digitali delle due donne.

Gli investigatori analizzeranno due iPhone, due modem, un tablet, un computer portatile e due smartphone Samsung e Redmi. L’attenzione si concentra soprattutto su chat, cronologia internet, file e comunicazioni archiviate nei dispositivi. Tra le ipotesi al vaglio c’è anche quella che qualcuno abbia cercato online informazioni sulla ricina prima dell’avvelenamento. Gli inquirenti vogliono capire se quelle ricerche siano state effettuate dalle stesse vittime oppure da altre persone entrate in contatto con loro.

Le verifiche sui dispositivi sequestrati

Gli accertamenti tecnici saranno eseguiti da personale dello Sco delegato dalla Procura di Larino. La convocazione delle parti offese e degli indagati per le operazioni di estrazione dati conferma il peso attribuito agli elementi informatici nell’inchiesta. Attraverso telefoni, modem e pc, gli investigatori puntano a ricostruire abitudini di vita, rapporti interpersonali e possibili contatti avuti da Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita nei giorni precedenti alla morte. La ricostruzione digitale potrebbe offrire indicazioni decisive anche sui movimenti online collegati alla sostanza utilizzata per l’avvelenamento.

Le verifiche interesseranno non soltanto i contenuti presenti nei cellulari, ma anche eventuali ricerche effettuate sul web, applicazioni di messaggistica, cronologie di navigazione e file salvati nei dispositivi. Gli esperti dell’Anticrimine dovranno acquisire ogni elemento ritenuto utile per chiarire il contesto nel quale si è sviluppata la vicenda. L’analisi tecnica dei supporti elettronici rappresenta uno dei passaggi più delicati dell’indagine, perché potrebbe consentire di individuare collegamenti, conversazioni o attività compatibili con la preparazione dell’avvelenamento.

La pista delle ricerche online sulla ricina

Tra gli aspetti che gli investigatori stanno approfondendo c’è la possibilità che qualcuno abbia cercato informazioni su come procurarsi la ricina. La sostanza è al centro dell’inchiesta sulla morte di madre e figlia avvenuta a Pietracatella, in provincia di Campobasso. Gli inquirenti stanno cercando di stabilire se le ricerche online siano riconducibili alle vittime oppure a soggetti diversi. Proprio dalle chat e dai dati memorizzati nei dispositivi potrebbero emergere elementi utili a chiarire chi abbia avuto accesso alle informazioni legate al veleno.

Le indagini proseguono quindi su un doppio binario: da una parte gli accertamenti tecnici sui dispositivi elettronici, dall’altra la ricostruzione dei rapporti personali e delle ultime attività delle due donne. I dati estratti da telefoni, tablet e computer saranno ora al centro del lavoro investigativo. Gli investigatori cercano risposte tra messaggi, cronologie e file digitali, nel tentativo di individuare dettagli che possano aiutare a ricostruire il presunto duplice omicidio e a risalire all’autore dell’avvelenamento con la ricina.

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