Ricina, la polizia fotografa piante di ricino a 100 metri dalla scuola dove insegna la cugina di Gianni Di Vita

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Redazione Interno Redazione Interno   -   A Casacalenda, in provincia di Campobasso, gli agenti della Squadra Mobile e della Polizia Scientifica hanno effettuato rilievi fotografici su alcune piante di ricino individuate a circa cento metri in linea d'aria dall'istituto delle Scienze Umane dove lavora come insegnante di sostegno Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita. La notizia è stata riportata dall'inviato Vincenzo Rubano nel corso della trasmissione Dentro la notizia.

Resta da chiarire se l'accertamento sia formalmente collegato all'inchiesta sul decesso di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, avvenuto a Pietracatella alla fine del dicembre 2025.

Il contesto dell'indagine

La Procura di Larino procede per duplice omicidio volontario aggravato dall'uso del veleno, con un fascicolo che al momento resta a carico di ignoti. Le autopsie, depositate in procura lo scorso luglio, hanno confermato che madre e figlia sono morte per intossicazione acuta da ricina. La perizia, un fascicolo di circa 900 pagine curato dalla dottoressa Benedetta Pia De Luca insieme ad altri consulenti, era iniziata il 31 dicembre 2025 all'ospedale Cardarelli di Campobasso.

Nei mesi successivi gli inquirenti hanno concentrato l'attenzione sulle tracce digitali: la Squadra Mobile di Campobasso e gli specialisti del Servizio centrale operativo hanno eseguito perquisizioni informatiche in quattro istituti scolastici molisani, dall'Istituto Agrario di Riccia al liceo classico Mario Pagano di Campobasso, fino al liceo di Casacalenda dove insegna la cugina dell'ex sindaco.

Il computer sotto sequestro e i sette dispositivi rubati

Proprio a Casacalenda, a differenza degli altri istituti ispezionati, gli investigatori hanno acquisito i dati di un singolo notebook, quello in uso alla stessa Laura Di Vita. L'attenzione su quel dispositivo si intreccia con un episodio precedente: tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo dal plesso scolastico sono stati rubati sette computer, circostanza che ha impedito agli inquirenti di esaminare tutti i pc attivi nella scuola nell'ultimo anno. Sul furto hanno indagato nei mesi scorsi i carabinieri, ai quali l'istituto aveva presentato denuncia.

L'obiettivo degli accertamenti informatici è verificare se da quei computer siano partite ricerche sulla ricina, sui semi di ricino o sulle modalità di estrazione e utilizzo della sostanza, comprese eventuali cancellazioni di cronologie e accessi a sistemi di navigazione anonima.

Le dichiarazioni di Gianni Di Vita

Nel frattempo Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, ha rilasciato alcune brevi dichiarazioni al Corriere della Sera. «Non ho mai creduto che volessero uccidermi», ha detto l'ex sindaco di Pietracatella, aggiungendo: «Così come non ho mai pensato che volessero uccidere mia figlia e mia moglie». Incontrato al cimitero del paese, sulla vicenda giudiziaria si è limitato a osservare: «Lasciamo fare agli investigatori, sanno molte più cose di quello che immaginiamo». L'uomo non risulta indagato nell'ambito del procedimento per il duplice omicidio.

Il quadro delle verifiche in corso

Le indagini seguono parallelamente più filoni. Oltre alle perquisizioni nelle scuole, gli investigatori hanno esaminato i dispositivi elettronici sequestrati a Gianni Di Vita, tra computer e memorie esterne, e attendono un rapporto dell'Fbi sugli indirizzi IP associati ad alcune conversazioni online che facevano riferimento all'uso della ricina. Sul versante scientifico, sono attese le relazioni conclusive del Robert Koch Institute di Berlino sui campioni biologici e sugli alimenti sequestrati nell'abitazione di Pietracatella, dove erano stati repertati 131 campioni.

Le piante di ricino fotografate a Casacalenda costituiscono l'ultimo elemento emerso sul territorio, a poca distanza da uno dei luoghi già al centro delle verifiche informatiche.

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