Ricina a Pietracatella, il sospetto che il vero bersaglio fosse Gianni Di Vita: perquisito il liceo dove insegna la cugina
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Redazione Interno
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La pista che il vero obiettivo dell'avvelenamento da ricina non fossero Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita, ma Gianni Di Vita, marito e padre delle due donne, continua a guadagnare peso nell'inchiesta della Procura di Larino. L'ipotesi, rilanciata da diverse testate negli ultimi mesi, si intreccia con un nuovo sviluppo procedurale: la quarta perquisizione disposta dagli inquirenti, questa volta nel Liceo delle Scienze Umane di Casacalenda, dove insegna Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita.
Il libro sequestrato nello studio del commercialista
A fine settembre, gli agenti della Squadra Mobile di Campobasso e dello Sco sono entrati nello studio di commercialista di Gianni Di Vita a Pietracatella, sequestrando materiale informatico e un volume che ha acceso più di un interrogativo: "Tiro al piccione" di Giose Rimanelli, romanzo autobiografico del 1953 ambientato in Molise. Il libro, secondo quanto riferito dallo stesso Di Vita, gli sarebbe stato semplicemente prestato. Resta da chiarire se gli investigatori fossero interessati al testo in sé o a eventuali annotazioni presenti all'interno della copia.
Le ricerche web prima del decesso
Nel fascicolo confluiscono anche le tracce informatiche di ricerche online sulla ricina effettuate prima della morte delle due donne. Un utente, nascosto dietro un nickname, si informava su forum e piattaforme social chiedendo dettagli sulle dosi e sugli effetti del veleno, sostenendo di farlo per esigenze narrative legate alla stesura di un romanzo. Gli inquirenti stanno lavorando per risalire all'indirizzo IP e al dispositivo utilizzato per quelle consultazioni.
Le perquisizioni nelle scuole e gli accertamenti del Koch Institute
La Procura ha disposto una serie di perquisizioni in istituti scolastici del Campobasso, finalizzate a verificare se computer o reti telematiche siano stati utilizzati per reperire informazioni sul veleno. Dopo l'istituto agrario di Riccia e il liceo scientifico dello stesso centro, dove insegna la moglie di un tecnico informatico già ascoltato dagli investigatori, l'attenzione si è spostata sul Liceo delle Scienze Umane di Casacalenda, dove lavora la cugina di Di Vita.
Parallelamente, gli specialisti del Robert Koch Institute di Berlino, autorità europea nel contrasto al bioterrorismo, stanno esaminando i 131 campioni prelevati nell'abitazione delle vittime per individuare eventuali tracce di ricina su alimenti, contenitori e oggetti sequestrati.
La posizione di Gianni Di Vita e le dichiarazioni del suocero
Gianni Di Vita, ex sindaco di Pietracatella, non risulta indagato e nel fascicolo per duplice omicidio della Procura di Larino non ci sono al momento iscritti nel registro degli indagati. Il suocero Salvatore Di Ielsi, padre di Antonella e nonno di Sara, ha raccontato in televisione di aver chiesto direttamente al genero se fosse stato lui ad avvelenare le due donne: "Lui ha negato, ha detto: 'Io non c'entro'".
Nel corso delle stesse interviste, l'uomo ha aggiunto di non sapere nulla delle difficoltà tra la figlia e Di Vita di cui si parla oggi e ha definito il genero con l'espressione "bravo fesso".
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