Ricina a Pietracatella, perquisizioni nei computer delle scuole: l'ipotesi Di Vita bersaglio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Quattro istituti scolastici, circa 200 computer da passare al setaccio e un interrogativo che potrebbe riscrivere la ricostruzione del duplice avvelenamento da ricina di Pietracatella. È iniziata alle 9.50 di questa mattina, 13 ottobre, la prima delle perquisizioni informatiche disposte dalla Procura di Larino nell'ambito dell'inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e di sua figlia Sara Di Vita, uccise con la tossina alla vigilia di Natale.

Cinque uomini della Squadra Mobile di Campobasso e dello Sco sono entrati nell'Istituto Agrario di Riccia, dove saranno esaminati i 71 computer presenti nella scuola.

Le quattro tappe delle ispezioni informatiche

Il calendario delle operazioni è serrato. Dopo l'istituto agrario di contrada Caccia Murata, le perquisizioni proseguiranno domani al Liceo Scientifico di Riccia, dove insegna la professoressa amica di Gianni Di Vita, padre e marito delle vittime. Giovedì toccherà al Liceo Classico di Campobasso, la scuola frequentata fino allo scorso anno da Sara e da sua sorella Alice, mentre venerdì gli investigatori entreranno nel Liceo delle Scienze Umane di Casacalenda, dove insegna Laura, cugina di Di Vita.

Alle operazioni odierne partecipa anche Gianni Alfonso, consulente informatico dell'avvocato che assiste l'ex sindaco di Pietracatella.

La pista delle ricerche online e il bersaglio designato

Gli accertamenti puntano a ricostruire memorie, dati cancellati, cronologie, file e download dei dispositivi scolastici. L'obiettivo dichiarato è verificare se da qualcuno di quei computer siano state effettuate ricerche sulla ricina: la provenienza del veleno, l'eventuale acquisto sul web, le modalità di preparazione e somministrazione. Nelle indagini dei mesi scorsi sono già emerse navigazioni e ricerche online riconducibili alla sostanza, effettuate da persone al momento non identificate.

La scelta di concentrarsi sulle scuole non è casuale: quegli istituti sono frequentati da persone che hanno avuto rapporti con le vittime.

Dietro le perquisizioni informatiche si profila una nuova ipotesi investigativa, riportata dal Corriere della Sera: e se Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita non fossero state le vittime designate? L'attenzione degli inquirenti si sta allargando alla possibilità che il veleno fosse destinato proprio a Gianni Di Vita, ex sindaco di Pietracatella e commercialista, la cui posizione resta formalmente quella di persona offesa, non indagato.

Il quadro investigativo e le figure coinvolte

L'inchiesta della procuratrice Elvira Antonelli è aperta contro ignoti per duplice omicidio premeditato. Tra le persone ascoltate in Questura nelle settimane scorse c'è il tecnico di laboratorio dell'istituto agrario di Riccia, marito dell'insegnante di matematica amica di Di Vita: l'uomo è stato sentito diverse volte dagli investigatori. La docente, che insegna in un'altra scuola della provincia di Campobasso, ad agosto è stata messa a confronto con lo stesso Di Vita.

Il marito della professoressa, secondo quanto ricostruito, il 22 dicembre si sarebbe recato a trovare Antonella Di Ielsi nell'ufficio che la donna condivideva con il marito a Campobasso.

Sul fronte scientifico, i risultati delle autopsie hanno escluso l'ipotesi dell'ingestione accidentale: nei reperti biologici sono state trovate quantità di veleno pari a circa 140 volte la dose minima letale. La ricina è una tossina per cui non esiste antidoto, come confermato dal professor Carlo Locatelli del Centro Antiveleni Maugeri di Pavia. Resta ancora da chiarire il veicolo attraverso cui la sostanza è entrata negli organismi delle due donne, un nodo che le perquisizioni informatiche in corso potrebbero contribuire a sciogliere.

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