Ricina, il numero dei pc sotto esame sale a 155: si indaga su tre scuole del Molise
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Redazione Interno
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Il conto dei dispositivi informatici finiti nel mirino della Procura di Larino continua a salire. Sono 155 i computer che gli investigatori dovranno esaminare nell’ambito dell’inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e di sua figlia Sara Di Vita, avvenuta a Pietracatella, in provincia di Campobasso, alla fine del dicembre 2025. Le perquisizioni informatiche, disposte nei giorni scorsi, coinvolgono tre istituti scolastici del Molise: l’Istituto Agrario di Riccia, il Liceo Scientifico dello stesso centro e il Liceo Classico di Campobasso.
Gli istituti nel mirino degli inquirenti
Il primo blitz è calendarizzato per martedì 13 ottobre all’Istituto Agrario di Riccia, dove gli agenti passeranno al setaccio 71 dispositivi. In questa scuola lavora il marito di una professoressa di matematica molto vicina a Gianni Di Vita, padre e marito delle due vittime, già ascoltata in Questura insieme all’uomo. Il giorno successivo, mercoledì 14 ottobre, la polizia si sposterà al Liceo Scientifico di Riccia per esaminare 21 computer.
L’ultima tappa è fissata per giovedì 15 ottobre alle 9, quando gli investigatori entreranno al Liceo Classico Mario Pagano di Campobasso, frequentato fino allo scorso anno sia da Sara che da sua sorella Alice, oggi universitaria. Qui i dispositivi da controllare sono 63.
La caccia alle tracce digitali della ricina
L’obiettivo delle ispezioni è chiaro: verificare se da una delle postazioni scolastiche sia partita la ricerca della parola “ricina” o di informazioni legate al veleno, alla sua preparazione e somministrazione. Gli inquirenti non si limiteranno a scorrere la cronologia dei browser. I decreti di perquisizione prevedono accertamenti sull’eventuale utilizzo di strumenti per la navigazione anonima, come Tor Browser, e la ricerca di indirizzi con dominio “.onion”, segnalibri, directory e file scaricati.
L’esame delle memorie e degli indirizzi IP dovrà contribuire a ricostruire non solo cosa è stato cercato, ma anche quando e da quale utilizzatore.
Le perplessità della Procura sull’ipotesi accidentale
L’attenzione degli inquirenti si concentra su uno scenario preciso, mentre l’ipotesi di un avvelenamento accidentale appare sempre meno solida. La procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, ha definito quella dell’incidente “francamente, la più improbabile”, pur precisando che gli investigatori stanno raccogliendo elementi su tutte le piste possibili.
A rendere poco credibile la pista dell’assunzione involontaria concorrono i dati emersi dalle autopsie: nei reperti biologici delle due donne sarebbe stata trovata una quantità di veleno pari a 140 volte la dose minima letale.
Le dichiarazioni dei familiari
Sul fronte delle indagini tradizionali, il quadro resta complesso. Salvatore Di Ielsi, padre di Antonella e nonno di Sara, ha raccontato di aver chiesto direttamente al genero se fosse stato lui ad avvelenare moglie e figlia. “Io non c’entro”, avrebbe risposto Gianni Di Vita, negando ogni responsabilità. Il suocero ha dichiarato di credere a quella negazione, senza però chiudere del tutto la porta ad altre possibilità: “Non incolpo nessuno, però la situazione è quella che è, e nemmeno escludo nulla”, ha affermato.
Nel fascicolo aperto dalla Procura di Larino per duplice omicidio volontario aggravato dall’uso del veleno non risulta al momento iscritto alcun nome.
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