Il giallo di Pietracatella si allarga: avvelenate con la ricina, ora si indaga su più giorni
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Redazione Interno
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La settimana che si è appena aperta, e che si preannuncia densa di risvolti tecnici e giudiziari, segna una svolta decisiva per l’inchiesta coordinata dalla Procura di Larino e condotta dalla Squadra Mobile di Campobasso. Da domani fino a giovedì, infatti, gli inquirenti hanno concentrato tre giornate di accertamenti cruciali, a cominciare dall’analisi del contenuto dello smartphone di Alice Di Vita, la diciottenne che è sia sorella che figlia – rispettivamente – delle due donne morte alla fine dello scorso dicembre. Saranno proprio i messaggi, le chiamate e le applicazioni presenti su quel dispositivo, il cui esame è stato disposto dalla procuratrice Elvira Antonelli, a offrire forse un tassello decisivo per comprendere cosa sia realmente accaduto a Pietracatella.
Un avvelenamento frazionato nel tempo e non più legato solo al pranzo di Natale
L’ipotesi investigativa, stando a quanto emerge dagli atti, ha subito un’importante evoluzione. Non ci si concentra più esclusivamente sul pranzo del giorno di Natale o sulla cena della Vigilia, momenti in cui si era inizialmente ipotizzata l’assunzione della tossina. Gli inquirenti, al contrario, ritengono oggi possibile che l’esposizione alla ricina per Antonella Di Ielsi, cinquant’anni, e per sua figlia Sara Di Vita, quindicenne, sia avvenuta in più fasi distinte. Una somministrazione diluita nel corso di diversi giorni, che di fatto trasforma la tragedia – già di per sé oscura – in un rebus di complessità ancora maggiore: perché se il veleno è stato introdotto gradualmente, diventa più arduo risalire al momento esatto del contatto, al veicolo utilizzato e, di conseguenza, alle eventuali responsabilità penali.
Autopsia rinviata a fine maggio e la proroga richiesta dalla consulente
A complicare ulteriormente il quadro tecnico, si aggiunge un dettaglio procedurale non secondario. I risultati dell’autopsia condotta sui corpi delle due vittime, effettuata il 31 dicembre scorso presso l’ospedale Cardarelli di Campobasso, non saranno disponibili entro i termini inizialmente previsti. La dottoressa Pia Benedetta De Luca, medico legale incaricato, ha ufficialmente chiesto e ottenuto una proroga di trenta giorni. Significa che bisognerà attendere la fine di maggio prima di conoscere l’esito definitivo degli esami autoptici, un passaggio che potrebbe rivelarsi determinante per confermare o escludere la presenza della ricina in determinati organi o tessuti, e per chiarire la finestra temporale dell’avvelenamento.
La verifica sul cellulare di Alice Di Vita e i cinque medici indagati per omicidio colposo
Proprio oggi, martedì 28 aprile, negli uffici della polizia giudiziaria a Campobasso, si procederà all’estrazione della copia forense dei dati presenti sul telefono di Alice Di Vita. Un accertamento tecnico dichiarato irripetibile, e per questo condotto alla presenza delle parti coinvolte. L’attenzione degli investigatori si concentrerà in particolare sulle chat e sulle comunicazioni scambiate nelle ore che hanno preceduto il decesso della madre e della sorella minore. L’obiettivo è trovare elementi utili a riscontrare eventuali responsabilità dei cinque medici attualmente indagati per omicidio colposo, figure professionali il cui comportamento – a monte dell’avvelenamento o durante la gestione dei primi sintomi – è al vaglio della magistratura. Il giallo di Pietracatella, insomma, non smette di allargare il suo perimetro: e ogni nuovo accertamento, come l’analisi del telefonino di chi è sopravvissuto, rischia di aprire altre, inquietanti domande.




