Ricina a Pietracatella, nuova audizione in Questura e le ricerche sul veleno dai computer della scuola

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un'altra lunga giornata di accertamenti negli uffici della Squadra mobile di Campobasso, dove è tornata a comparire la professoressa di matematica dell'Istituto agrario di Riccia, amica d'infanzia di Gianni Di Vita. La donna, come riportano le agenzie, è arrivata in Questura intorno alle otto del mattino ed è uscita poco dopo mezzogiorno, dopo circa quattro ore di audizione davanti agli inquirenti che indagano sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita.

Il ruolo dell'insegnante e i rapporti con la famiglia

L'insegnante, ascoltata come persona informata sui fatti e non indagata, non è nuova a questo tipo di convocazioni: era già stata sentita nelle ore di Ferragosto e poi il 20 agosto, quando si era svolto un confronto diretto con Gianni Di Vita davanti alla procuratrice di Larino Elvira Antonelli e al capo della Mobile Marco Graziano.

Secondo quanto filtra, le domande di questa nuova audizione avrebbero riguardato in particolare i suoi rapporti con il marito e padre delle vittime e quelli con Antonella Di Ielsi, con la quale i rapporti sarebbero stati difficili e da tempo interrotti.

La posizione della donna resta per ora quella di testimone, ma il suo ruolo nell'inchiesta è centrale per almeno due motivi. Il primo riguarda la sua vicinanza a Gianni Di Vita, con il quale è legata da un'amicizia che risale all'infanzia. Il secondo, probabilmente più rilevante sul piano investigativo, riguarda il suo posto di lavoro: l'istituto agrario di Riccia è infatti la scuola da cui, secondo gli accertamenti informatici, sarebbero partite alcune ricerche sulla ricina mesi prima dell'avvelenamento.

Le tracce telematiche e i canali di cooperazione

Dai computer dell'istituto sarebbero state effettuate ricerche e richieste di informazioni proprio sulla sostanza che ha ucciso madre e figlia. Gli investigatori stanno lavorando per ricostruire l'origine e la riconducibilità di quelle tracce telematiche, attivando anche canali di cooperazione internazionale. Il marito della professoressa, tecnico di laboratorio nello stesso istituto, dovrebbe essere ascoltato nelle prossime ore, mentre la scuola è ormai entrata stabilmente nel fascicolo dell'inchiesta.

Va però ricordato che una ricerca su Internet, di per sé, non dimostra né il possesso della ricina né un coinvolgimento nell'avvelenamento: gli inquirenti dovranno stabilire chi abbia materialmente effettuato quelle ricerche, in quale contesto e se esista un collegamento con gli altri elementi raccolti. Nel frattempo, l'attività della Squadra Mobile non si è limitata a questa sola audizione: nei giorni scorsi erano già state risentite Laura Di Vita, cugina di Gianni, e un'altra cugina dell'uomo, mentre altre convocazioni sono previste nei prossimi giorni.

La ricina e il quadro dell'inchiesta

La ricina è una proteina altamente tossica che si trova naturalmente nei semi della pianta di ricino, la Ricinus communis, e che agisce bloccando la sintesi proteica delle cellule fino a provocarne la morte. Bastano quantità estremamente ridotte per risultare letale, soprattutto se inalata o iniettata, e non esiste un antidoto specifico.

La sostanza si ricava dai semi dopo la spremitura per l'estrazione dell'olio: la tossina rimane nel residuo solido, la cosiddetta "torta" di ricino, e può essere isolata artigianalmente con relativa facilità proprio perché la pianta è diffusa anche in climi mediterranei.

L'inchiesta della Procura di Larino resta per ora a carico di ignoti per l'ipotesi di duplice omicidio volontario aggravato dal mezzo venefico. Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita erano morte il 27 e il 28 dicembre 2025 dopo essere state ricoverate all'ospedale Cardarelli di Campobasso; solo successivamente gli accertamenti tossicologici avevano individuato la ricina nei campioni biologici delle due vittime, mentre nel sangue di Gianni Di Vita non erano state trovate tracce della sostanza.

Gli specialisti del Robert Koch Institut di Berlino hanno escluso anche un'esposizione pregressa alla tossina da parte dell'uomo, confermando quanto già indicato dagli accertamenti effettuati in Italia.

Le attività investigative procedono su più fronti: da un lato le audizioni e i confronti tra le persone vicine alla famiglia, dall'altro gli accertamenti scientifici affidati al team tossicologico italo-tedesco, con le relazioni dei consulenti tedeschi che potrebbero slittare rispetto ai tempi inizialmente previsti. Il fascicolo, aperto nel marzo 2026, si avvia verso la scadenza dei primi sei mesi di indagini preliminari e la Procura si prepara a chiedere una proroga per completare le numerose attività ancora in corso.

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