Ricina a Pietracatella, al setaccio 155 computer in tre scuole del Molise

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Tre giorni di ispezioni informatiche, 155 computer da esaminare e un obiettivo preciso: ricostruire eventuali ricerche sulla ricina, il veleno che lo scorso dicembre ha ucciso Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita a Pietracatella, in provincia di Campobasso. La Procura di Larino ha disposto un'attività che coinvolgerà tre istituti scolastici legati, per diversi motivi, a persone vicine alla famiglia delle vittime.

Gli investigatori della Squadra Mobile di Campobasso e gli specialisti dello Sco cominceranno martedì 13 ottobre dall'Istituto Agrario di Riccia, proseguiranno mercoledì 14 al liceo Scientifico dello stesso comune e concluderanno giovedì 15 al liceo Classico Mario Pagano di Campobasso.

Il quadro investigativo

L'inchiesta, coordinata dalla procuratrice Elvira Antonelli, procede contro ignoti per duplice omicidio aggravato dal mezzo venefico. L'ipotesi dell'avvelenamento accidentale è stata definita "improbabile" dalla stessa magistrata, pur senza essere formalmente esclusa. A orientare gli inquirenti verso la pista dolosa sono stati anche i risultati delle analisi tossicologiche, che nei reperti biologici delle due donne avrebbero evidenziato concentrazioni di ricina molto superiori alla dose minima letale.

L'avvocato Vittorino Facciolla, legale di Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime, ha spiegato che non si può escludere che l'esposizione alla tossina sia avvenuta in più momenti, osservando come la letteratura scientifica non consenta di stabilire con certezza l'intervallo tra l'assunzione e la comparsa dei primi sintomi.

Le tre scuole nel mirino

Gli istituti al centro delle perquisizioni informatiche sono quelli in cui hanno operato, in ruoli diversi, quattro persone coinvolte a vario titolo nella vicenda: un'amica di Gianni Di Vita, suo marito, e le due figlie di Antonella e Gianni, Sara e Alice. L'Istituto Agrario di Riccia è la scuola dove lavora come tecnico di laboratorio il marito della professoressa amica di Di Vita; qui saranno esaminati 71 computer, di cui 38 a disposizione degli studenti, 20 nel laboratorio utilizzato dal personale, cinque in uso alla scuola media collegata e otto portatili.

Il liceo Scientifico dello stesso comune, dove la professoressa amica dell'uomo ha insegnato matematica, conta 21 dispositivi da controllare. Il liceo Classico Mario Pagano di Campobasso, frequentato fino allo scorso anno da Sara e dalla sorella Alice, oggi universitaria, è l'istituto con il maggior numero di apparecchiature: 63 in totale.

Cosa cercano gli esperti

Nei decreti emessi dalla Procura si legge che nel corso delle indagini sono già emerse "navigazioni e interrogazioni su piattaforme web di interesse investigativo", riferite a parole come "veleno" e "ricina", effettuate da persone non ancora identificate. Gli accertamenti non si limiteranno alla cronologia delle ricerche: i tecnici verificheranno anche l'eventuale impiego di strumenti per la navigazione anonima, come Tor Browser, la presenza di indirizzi con dominio ".

Onion", segnalibri, file scaricati e configurazioni informatiche compatibili con l'accesso a risorse online nascoste. L'esame delle memorie e degli indirizzi IP dovrà stabilire se e quando quelle ricerche sono state effettuate, e se sia possibile risalire a chi le ha compiute. Le operazioni sono state disposte come prova irripetibile: sono stati avvisati indagati, avvocati, parti offese e consulenti, che potranno partecipare alle ispezioni.

I controlli già effettuati

Le perquisizioni nelle scuole arrivano a pochi giorni da quelle eseguite negli studi di lavoro e nella nuova abitazione di Gianni Di Vita, che non è mai stato iscritto nel registro degli indagati. Nel luglio scorso era stato effettuato un sopralluogo nell'abitazione di famiglia a Pietracatella, al termine del quale erano stati sequestrati alimenti e oggetti: 73 campioni erano stati inviati agli esperti del Robert Koch Institute di Berlino, centro specializzato in bioterrorismo. Parallelamente, sono state ascoltate oltre 200 persone come informate sui fatti.

Tra queste, nei giorni scorsi la nipote del tecnico informatico e sua madre, che erano state sentite per diverse ore; la ragazza era una delle amiche di Sara.

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