Ricina, perquisiti 63 computer nella scuola delle figlie di Di Vita: si cerca la pista digitale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È terminata alle 13.20 la terza delle quattro perquisizioni informatiche disposte dalla Procura di Larino nell'ambito dell'inchiesta sul duplice avvelenamento da ricina di Pietracatella. Gli agenti della Squadra Mobile di Campobasso e dello Sco sono rimasti per circa quattro ore all'interno del liceo classico Mario Pagano del capoluogo molisano, la scuola frequentata fino allo scorso anno scolastico da Sara Di Vita e da sua sorella Alice. L'obiettivo dichiarato è quello di individuare eventuali tracce di ricerche sul web inerenti la ricina nei 63 computer presenti nell'istituto.

La scelta di passare al setaccio le scuole non è casuale. Il primo istituto interessato dagli accertamenti è stato l'Agrario di Riccia, dove lavora come tecnico di laboratorio il marito di una donna molto vicina a Gianni Di Vita, padre di Sara e marito di Antonella Di Ielsi. La stessa donna ha insegnato nello Scientifico dello stesso paese, dove sono stati esaminati 21 computer, compresi quelli della sala professori.

Gli inquirenti hanno poi esteso le verifiche al liceo classico di Campobasso e, in programma, al liceo delle Scienze Umane di Casacalenda, dove insegna Laura Di Vita, cugina dell'ex sindaco. In totale sono circa 200 i dispositivi considerati dagli investigatori, con l'ausilio di un software specifico che cerca termini legati a sostanze chimiche potenzialmente utili alla preparazione del veleno.

Le piante di ricino e il movente passionale

Sul fronte ambientale, nelle scorse settimane gli agenti hanno individuato diversi esemplari di ricino tra Riccia e le sponde del lago di Occhito, il bacino artificiale al confine tra Molise e Puglia. Le piante presentavano numerosi semi, compatibili con il periodo in cui potrebbe essere stata reperita la materia prima per ottenere la sostanza tossica.

La quantità di ricina rilevata nei campioni di sangue delle due vittime dall'Istituto Maugeri di Pavia farebbe ipotizzare una preparazione artigianale della sostanza, anche se saranno gli accertamenti scientifici a stabilire un eventuale collegamento tra il vegetale e il veleno che ha provocato la morte delle due donne.

Il quadro investigativo si intreccia con la vita privata di Gianni Di Vita. La procuratrice di Larino, Elvira Antonelli, ha respinto l'ipotesi secondo cui l'uomo sarebbe stato il destinatario del piano criminale, definendola una ricostruzione non suffragata dagli elementi raccolti. L'analisi delle conversazioni di Antonella Di Ielsi, incrociata con le testimonianze, contribuisce invece a delineare un contesto in cui il delitto potrebbe essere maturato all'interno delle relazioni personali della famiglia.

Tra le persone sottoposte ad accertamenti figurano, oltre alla donna già citata e a suo marito, anche una cugina dell'ex sindaco, ascoltata più volte in Questura nel corso dei mesi.

Il libro sequestrato e le indagini in corso

Un elemento emerso nelle scorse settimane riguarda il sequestro, nello studio di commercialista di Di Vita, di un libro in cui alcune pagine erano state sottolineate a matita. I passaggi contrassegnati contenevano riferimenti alle vicende sentimentali di un uomo diviso tra due donne. L'uomo ha riferito agli inquirenti che il volume gli era stato prestato, senza fornire ulteriori dettagli sulla provenienza.

La Procura di Larino procede per duplice omicidio volontario aggravato dal mezzo venefico, al momento contro ignoti, mentre il fascicolo parallelo sui ritardi nei soccorsi vede indagati cinque medici dell'ospedale Cardarelli di Campobasso per omicidio colposo.

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