Pietracatella, estrazione digitale per tracce di ricina dai dispositivi delle vittime
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Redazione Interno
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Venerdì la Procura di Larino avvierà l’estrazione dei dati dai dispositivi sequestrati nella casa di Pietracatella, dove Antonella Di Ielsi e sua figlia Sara Di Vita sono state avvelenate con la ricina. Gli investigatori stanno analizzando cellulari, chat, messaggi vocali e cronologie dei modem domestici, cercando ogni possibile traccia digitale che possa chiarire gli ultimi giorni di vita delle due vittime. L’obiettivo è verificare anche eventuali ricerche online sulla sostanza velenosa, comprese quelle che potrebbero essere state cancellate nel tempo.
Accertamenti tecnici sui dispositivi e ricerche online
L’indagine digitale punta a ricostruire i movimenti virtuali di Antonella e Sara prima della loro morte. Dalle chat personali ai social network, fino alle note vocali salvate sui cellulari, gli investigatori intendono capire se le vittime abbiano mai cercato informazioni sulla ricina. Perfino il traffico dei modem domestici sarà analizzato per eventuali ricerche cancellate, con l’obiettivo di stabilire se le due donne abbiano avuto un ruolo attivo nell’approvvigionamento della sostanza o se siano state vittime inconsapevoli.
La richiesta della procuratrice di verificare eventuali ricerche ricina sui dispositivi delle vittime solleva interrogativi sul perché Antonella e Sara avrebbero potuto compiere tali ricerche, soprattutto nei giorni in cui si recavano all’ospedale di Campobasso per cure senza che nessuno sospettasse l’avvelenamento. Le verifiche interesseranno quindi sia i cellulari sia i dispositivi delle vittime, integrando le informazioni raccolte durante le perquisizioni e le testimonianze.
Indagine contro ignoti e aggravante del vincolo familiare
La Procura di Larino procede per duplice omicidio volontario aggravato dal vincolo di parentela. Gli accertamenti tecnici irripetibili notificati alle parti chiariscono che i sospetti sono concentrati all’interno della famiglia. Nei documenti ufficiali compare l’aggravante del rapporto familiare, confermando le indiscrezioni delle settimane precedenti secondo cui due persone all’interno del nucleo familiare sarebbero al centro dell’indagine. Il capo della Squadra Mobile di Campobasso ha preferito non commentare, mantenendo il riserbo sulle ipotesi investigative.
Le verifiche digitali di venerdì rappresentano un passaggio fondamentale per chiarire la dinamica dei fatti. L’analisi dei dispositivi potrebbe fornire elementi concreti sulla sequenza di eventi che ha portato alla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, aiutando a determinare eventuali responsabilità all’interno della famiglia. Ogni messaggio, cronologia di ricerca o nota vocale acquisita sarà valutata per ricostruire l’ultimo periodo di vita delle vittime e comprendere come la ricina sia stata introdotta.




