Morte del bambino di Zungri, l'autopsia esclude il batterio Clostridium: era meningoencefalite da sesta malattia
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Redazione Interno
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Erano state le prime ipotesi cliniche a puntare il dito contro il Clostridium, un batterio spesso associato a infezioni intestinali anche gravi nei pazienti più fragili. Ma i risultati dell'autopsia, eseguita dalla direttrice della medicina legale della Dulbecco di Catanzaro, Isabella Aquila, hanno spazzato via quella possibilità, restituendo un quadro clinico ben più complesso e altrettanto drammatico.
Il piccolo Alessio Pio Coppolino, il bambino di un anno e mezzo originario di Zungri, non è morto per un'infezione batterica di quel tipo, bensì per una meningoencefalite scatenata dal virus della cosiddetta sesta malattia, una patologia esantematica tipica dell'infanzia che, sebbene diffusissima e nella stragrande maggioranza dei casi benigna, in questa circostanza ha innescato una reazione devastante.
Il referto autoptico: infezione sistemica e insufficienza multiorgano
La relazione firmata dalla professoressa Isabella Aquila non lascia spazio a interpretazioni equivoche: la morte del bambino, avvenuta il 22 luglio scorso all'ospedale di Catanzaro dopo il trasferimento dal nosocomio di Vibo Valentia, è stata causata da "una devastante meningoencefalite" conseguente all'infezione da HHV-6, il virus responsabile della sesta malattia. Il quadro, secondo quanto ricostruito dagli accertamenti medico-legali, si è progressivamente aggravato a partire da una gastroenterite iniziale che aveva indebolito le difese immunitarie del piccolo.
A quel punto, il contatto con il virus ha innescato una reazione infiammatoria fuori controllo, degenerando in una sepsi e in una gravissima insufficienza multiorgano che non ha lasciato scampo.
L'autopsia, disposta congiuntamente dalla Procura della Repubblica di Catanzaro e da quella di Vibo Valentia, ha evidenziato un "grave processo infettivo-infiammatorio sistemico di carattere settico", con un coinvolgimento esteso che ha interessato non solo il sistema nervoso centrale ma anche gli apparati pleuro-polmonare, pericardico-cardiaco e, come detto, meningo-encefalico.
I medici legali parlano di un quadro "polimicrobico" la cui esatta natura è ancora in fase di valutazione, ma il ruolo centrale giocato dal virus HHV-6 appare ormai acclarato come fattore scatenante dell'inarrestabile cascata infiammatoria.
Il percorso clinico e il ricovero
Alessio Pio, che frequentava la Family Baby School di Tropea, era stato inizialmente ricoverato all'ospedale di Vibo Valentia per i sintomi della gastroenterite; le sue condizioni, tuttavia, sono rapidamente peggiorate fino a rendere necessario il trasferimento d'urgenza nel capoluogo calabrese, dove si trova il reparto di terapia intensiva pediatrica.
Nonostante i tentativi dei medici di stabilizzare il quadro clinico, l'evoluzione della malattia è stata inesorabile: la meningoencefalite virale, complicata dallo stato settico, ha determinato un collasso multiorgano che ha portato al decesso del bambino il 22 luglio. La notizia ha suscitato profonda commozione in tutta la provincia di Vibo Valentia e oltre, anche per la giovane età della vittima e la natura inaspettatamente aggressiva di una malattia che nella maggior parte dei casi si risolve con sintomi lievi come febbre e un caratteristico esantema cutaneo.
Le indagini della Procura e gli accertamenti in corso
I due procedimenti aperti dalle procure di Catanzaro e Vibo Valentia, confluiti poi in un unico fascicolo coordinato, mirano a ricostruire nel dettaglio l'intera catena di eventi che ha portato alla tragedia, senza tuttavia ipotizzare al momento specifiche responsabilità o profili di colpa. L'obiettivo degli inquirenti è comprendere se vi siano state criticità nel percorso diagnostico-terapeutico che possano aver ritardato il riconoscimento della gravità del quadro o la corretta identificazione dell'agente patogeno.
I risultati microbiologici, ancora in corso di approfondimento come si legge nella relazione autoptica, dovranno chiarire la natura esatta del "quadro polimicrobico" menzionato dai consulenti, per stabilire se vi siano stati eventuali cofattori batterici che hanno concorso all'aggravamento dell'infezione virale. Per ora, gli atti restano riservati e in attesa di ulteriori sviluppi, con il corpo del bambino che è stato restituito alla famiglia per la celebrazione dei funerali.
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