Pavia, l'ex procuratore Venditti e il pm Mazza indagati per peculato
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Un nuovo capitolo giudiziario, che si intreccia con alcune delle inchieste più delicate degli ultimi anni, si è aperto a Brescia coinvolgendo due magistrati già operanti a Pavia. L’ex procuratore aggiunto Mario Venditti e il sostituto procuratore Paolo Pietro Mazza, il quale si è recentemente trasferito a Milano dopo un lungo periodo presso la procura pavese, devono rispondere dell’ipotesi di peculato per un ammontare di 750 mila euro. Secondo gli accertamenti condotti dalla Guardia di finanza, i due avrebbero utilizzato per scopi personali, e non per esigenze di servizio, una decina di autovetture di proprietà dell’ufficio giudiziario; un parco macchine il cui valore complessivo, stando alle contestazioni, raggiungerebbe proprio quella cifra ingente. Le indagini, coordinate dalla procura di Brescia, dipingono un quadro di presunti illeciti che va ben al di là del mero utilizzo improprio dei beni mobili, toccando da vicino altri fascicoli di grande impatto.
Il sistema Pavia e le inchieste di Garlasco
Le medesime persone, le cui vicende sono ora al centro dell’inchiesta bresciana, risultano infatti coinvolte in un altro filone d’indagine, sempre portato avanti dai magistrati locali, che gli inquirenti hanno definito come “sistema Pavia”. In questo contesto, si ipotizza una rete di scambi di favori, i quali avrebbero legato, in una trama opaca, alcuni magistrati a imprenditori, esponenti politici e rappresentanti delle forze dell’ordine. Un’atmosfera, questa, che aleggia anche sul ritorno di attenzione sull’omicidio di Chiara Poggi, il cui caso, sebbene abbia un colpevole ormai condannato in via definitiva, viene periodicamente rievocato da sviluppi giudiziari collaterali. Proprio in relazione a quel delitto, la prima richiesta di archiviazione per Andrea Sempio, nuovamente indagato, avanzata nel 2017 dall’allora procuratore Venditti, è finita sotto la lente d’ingrandimento: si sospetta, come riportano gli atti, che quella decisione possa essere stata influenzata da compensi economici.
Gli accertamenti sul gip e le richieste della finanza
Il ventaglio delle indagini sembra allargarsi ulteriormente, comprendendo anche altri magistrati. La Guardia di finanza, la quale ha condotto le attività investigative, ha formalmente richiesto alla procura di Brescia di svolgere quelli che sono stati definiti “mirati accertamenti bancari” nei confronti del giudice Fabio Lambertucci. Quest’ultimo, oggi giudice del dibattimento penale a Pavia, ricopriva nel 2017 la funzione di gip e fu colui che, su richiesta di Venditti e della collega Giulia Pezzino, dispose l’archiviazione del procedimento a carico di Sempio. Tali accertamenti, che si concentrano sulla sfera patrimoniale, mirano a chiarire la natura e l’entità di movimentazioni finanziarie che potrebbero risultare decisive per l’inquadramento giuridico di tutta la vicenda.
Le difese e il valore delle auto
Di fronte a contestazioni di tale portata, che includono un numero così elevato di autoveicoli e una stima del danno erariale di tre quarti di milione di euro, le parti coinvolte hanno iniziato a organizzare le proprie linee difensive. Fonti vicine ai magistrati indagati hanno già fatto trapelare una prima, netta, smentita riguardo ai numeri messi nero su bianco dagli inquirenti, affermando di non aver mai avuto notizia né delle dieci automobili, né dell’ingente somma di denaro contestata. La ricostruzione di questi aspetti fattuali, in particolare l’effettiva destinazione d’uso delle vetture e la corretta quantificazione del loro valore di mercato, rappresenterà senza dubbio uno dei nodi centrali su cui si giocherà l’intera partita processuale, destinata a svilupparsi nei prossimi mesi.




