Indagati i pm Venditti e Mazza, la Procura di Brescia contesta un peculato da 750mila euro
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Redazione Interno
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La Procura di Brescia, coordinando un’indagine che scava nel cosiddetto “Sistema Pavia”, ha contestato all’ex procuratore Mario Venditti e al pm Pietro Paolo Mazza, ora in servizio a Milano, il reato di peculato per una somma che ammonterebbe ad almeno 750mila euro. Le accuse, che comprendono anche il delitto di corruzione in atti giudiziari, delineano una trama di presunte spese irregolari e scambi di favori, le quali, stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbero caratterizzato la gestione dell’ufficio giudiziario pavese. Si ipotizza, in particolare, che una decina di autovetture di grossa cilindrata siano state acquistate con il pretesto di esigenze istituzionali, mentre in realtà i due magistrati le avrebbero destinate a interessi di natura personale, utilizzandole per scopi privati e non per il servizio della Procura.
L’intreccio con il caso Garlasco e il rifiuto delle password
Questo filone d’inchiesta si intreccia in maniera significativa con le indagini sull’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco, un caso che torna periodicamente alla ribalta della cronaca. Mario Venditti, che nel frattempo è andato in pensione, è infatti sospettato di aver ricevuto del denaro allo scopo di favorire Andrea Sempio, il quale, dopo essere stato archiviato in un primo momento, è di nuovo indagato per quel delitto. Proprio in relazione a queste circostanze, come è emerso durante una trasmissione televisiva, l’ex procuratore si è rifiutato di fornire ai militari della Guardia di Finanza i codici di accesso al proprio cellulare e al computer, dispositivi che gli erano stati sequestrati nel corso delle perquisizioni.
Gli accertamenti bancari sul Gip e le somme ingenti
Parallelamente, la Guardia di Finanza ha richiesto alla Procura di Brescia di svolgere accertamenti bancari mirati anche nei confronti del magistrato Fabio Lambertucci, il quale, nella sua veste di giudice per le indagini preliminari, aveva disposto l’archiviazione del primo fascicolo a carico di Sempio. Una mossa investigativa che giunge a pochi giorni di distanza dall’istanza presentata dallo stesso Venditti, e che mira a far luce sulle movimentazioni finanziarie di chi, in diverso modo, fu coinvolto in quelle decisioni giudiziarie. Sebbene dai controlli tecnici sui dispositivi sequestrati non siano emerse, a quanto si apprende, anomalie rilevanti, le somme di denaro messe nel mirino dagli investigatori – quei 750mila euro contestati per il peculato – disegnano un quadro di sostanze economiche la cui origine e destinazione sono al centro degli approfondimenti.
Le auto di lusso e le spese contestate
Il nucleo dell’accusa di peculato ruota attorno all’acquisizione di autovetture di alto valore, le quali, secondo la tesi della Procura, sarebbero state giustificate come necessarie per l’attività d’ufficio ma di fatto impiegate per uso privato. Una prassi che, se confermata, avrebbe consentito ai due magistrati di disporre di beni ingenti, sottraendoli al patrimonio dell’amministrazione e deviandone la funzione pubblica. La contestazione, che si fonda su una ricostruzione dettagliata delle spese e delle loro finalità, delinea un sistema di gestione delle risorse in cui i confini tra l’istituzionale e il personale appaiono, secondo gli inquirenti, volutamente labili e poco trasparenti.




