Pavia, le mire dell'ex pm e l'indagine pilotata su Fontana
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Redazione Interno
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Un'inchiesta giudiziaria, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbe stata utilizzata come un'arma impropria per agevolare gli affari di un gruppo di persone legate alla Procura di Pavia. Questo è il quadro che emerge dal fascicolo, curato dalla Procura di Brescia, che vede indagati l'ex procuratore capo Mario Venditti e il suo ex sostituto, il pm Pietro Paolo Mazza, oggi in servizio a Milano. Le accuse, che si intrecciano con le ombre riemerse dal noto caso Garlasco, riguardano la presunta manipolazione di un'indagine avviata all'inizio del 2020, in piena emergenza pandemica, contro i vertici del Policlinico San Matteo, il principale ospedale della città. L’ipotesi è che le indagini sull’ospedale, un’istituzione del territorio, siano state deviate per servire interessi privati, in un contesto dove le relazioni personali avrebbero finito per opacizzare il confine tra giustizia e favoritismi.
Le difese si organizzano e le richieste al Riesame
Sul fronte delle difese, l’avvocato Marcello Perillo, tra i penalisti più noti di Lecco, è stato ingaggiato per assistere l’ex pm Venditti, affiancando in tal modo il legale milanese Domenico Aiello. Il magistrato, che si è recentemente dimesso dalla presidenza della società che gestisce il casinò di Campione d’Italia, deve rispondere del reato di corruzione in atti giudiziari, un’imputazione che affonda le sue radici nelle indagini sull'omicidio di Chiara Poggi, risalente al 2007. Parallelamente, l’avvocato Aiello ha presentato un nuovo ricorso al Tribunale del Riesame di Brescia, chiedendo con insistenza la restituzione dei dispositivi informatici sequestrati al suo assistito. L’istanza, che contesta la legittimità dei sequestri, si inserisce nel solco dell’inchiesta “Clean”, un filone d’indagine parallelo a quello principale sulla riapertura del caso Garlasco, e mira a ottenere la liberazione di computer, tablet e telefoni che sono ancora trattenuti dalle autorità.
La protesta di innocenza e le perquisizioni ripetute
Mario Venditti, dal canto suo, proclama la sua innocenza sin dal 26 settembre, data in cui la Finanza fece irruzione nella sua abitazione nelle prime ore del mattino. L’obiettivo di quell’operazione, come sostenuto dall’accusa, era raccogliere elementi a supporto della tesi secondo cui l’ex magistrato avrebbe ricevuto del denaro dalla famiglia di Andrea Sempio, soldi che sarebbero stati corrisposti per favorire, nel 2017, l’uscita di scena dell’uomo dai radar della giustizia. Una vicenda, questa, che continua a perseguitare Venditti, il quale si è visto vivere un déjà-vu l’8 ottobre successivo, quando le forze dell’ordine hanno nuovamente fatto accesso nel suo domicilio, in cerca di ulteriori riscontri.
Il doppio binario delle indagini bresciane
Le investigazioni coordinate dalla Procura di Brescia sembrano procedere su un doppio binario, da un lato approfondendo i legami sospetti tra i magistrati e i loro referenti esterni, e dall’altro esaminando le modalità con cui sono state condotte specifiche inchieste, come quella che ha coinvolto la struttura sanitaria pavese. L’attenzione si concentra sulla possibile esistenza di un sistema, di una consuetudine distorta che avrebbe permesso di piegare l’attività giudiziaria a scopi non istituzionali, un meccanismo i cui ingranaggi, se le accuse venissero confermate, avrebbero sfruttato il potere investigativo per finalità del tutto estranee alla ricerca della verità processuale.




