Addio all'obbligo di conservare le ricevute del Pos, cosa cambia con il nuovo decreto Pnrr

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La mole di carta destinata ad accumularsi nei cassetti di casa e negli archivi dei negozi, quella fatta di scontrini termici spesso illeggibili dopo pochi mesi, è destinata a ridursi drasticamente. Il decreto Pnrr varato a gennaio dal governo Meloni introduce una semplificazione significativa per la gestione dei pagamenti digitali, cancellando di fatto l'obbligo per cittadini ed esercenti di conservare per un intero decennio le ricevute cartacee rilasciate dai terminali Pos -5. La misura, che incide su un adempimento considerato da tempo anacronistico e gravoso, si inserisce in un quadro più ampio di digitalizzazione dei rapporti tra fisco e contribuenti, dove la tracciabilità delle transazioni è già garantita dai flussi informatici degli istituti di credito e dagli stessi registratori di cassa. L'idea del legislatore, come si evince dalla relazione illustrativa che accompagna il provvedimento, è che quelle striscioline di carta non rappresentino un vero documento contabile ai fini della redazione del bilancio o della dichiarazione dei redditi, ma siano soltanto una prova fisica dell'avvenuto pagamento, un onere la cui conservazione decennale, richiesta dall'articolo 2220 del codice civile, finiva per essere sproporzionata rispetto alla sua effettiva utilità -9-10.

La svolta, in realtà, non cancella la necessità di dimostrare le spese detraibili, ma ne sposta il fulcro. Se fino a ieri, per essere certi di non perdere detrazioni e deduzioni in sede di dichiarazione dei redditi, occorreva accoppiare lo scontrino fiscale del negozio con la ricevuta del Pos che attestava il pagamento con carta, d'ora in avanti basterà il primo -2. Il documento commerciale rilasciato dal registratore di cassa, il cosiddetto scontrino parlante, riporterà già al suo interno l'indicazione della modalità di pagamento utilizzata, che sia bancomat, carta di credito o prepagata; questo dettaglio, unito ai dati delle transazioni che confluiscono direttamente all'Agenzia delle Entrate tramite i gestori dei pagamenti, renderà superflua la conservazione dell'ulteriore pezzo di carta emesso dal Pos -1. Viene meno, di conseguenza, anche l'obbligo di esibire quelle stesse ricevute nei rapporti con la Pubblica Amministrazione per dimostrare, ad esempio, il versamento di un tributo locale o di un saldo tramite pagoPA: saranno gli stessi uffici pubblici a dover verificare l'avvenuto pagamento interrogando i propri archivi digitali, senza più poterlo richiedere al cittadino -1.

Dal primo gennaio l'obbligo di collegare i Pos ai registratori telematici

Questa novità in tema di conservazione documentale corre parallela a un'altra, ben più strutturale, che riguarda il rapporto quotidiano tra esercenti e fisco. Dal primo gennaio 2026, come stabilito dalla Legge di Bilancio 2025, è scattato l'obbligo per tutti i commercianti di garantire un collegamento logico tra i propri registratori telematici e gli strumenti di pagamento elettronico utilizzati in negozio -3. Non si tratta di un cavo fisico da far passare tra la cassa e il Pos, bensì di un abbinamento da effettuare tramite un'apposita procedura online che l'Agenzia delle Entrate metterà a disposizione nel proprio portale "Fatture e Corrispettivi" a partire dai primi giorni di marzo -3-7. L'esercente, o un suo delegato, dovrà accedere all'area riservata con le proprie credenziali digitali e associare la matricola del registratore telematico con l'identificativo univoco del terminale di pagamento, scegliendo tra quelli che gli operatori finanziari hanno già comunicato all'anagrafe tributaria -3-8. Per i Pos già attivi a gennaio, la registrazione dovrà essere completata entro 45 giorni dalla data in cui il servizio web sarà effettivamente online, mentre per le nuove attivazioni i termini saranno diversi e scaglionati nel tempo -4-7.

L'obiettivo dichiarato di questa interconnessione, che riguarda sia i negozi fisici che le piattaforme di e-commerce, è quello di creare una corrispondenza biunivoca tra i corrispettivi fiscali dichiarati e gli incassi effettivamente transitati attraverso i circuiti bancari e postali. Integrando i due flussi di dati, l'Agenzia delle Entrate potrà disporre di un quadro analitico e puntuale delle transazioni giornaliere, incrociando con maggiore precisione quanto venduto e quanto pagato con strumenti tracciabili -8. Il sistema, infatti, prevede che i dati dei pagamenti elettronici vengano memorizzati e trasmessi all'amministrazione finanziaria in forma aggregata, seguendo le stesse cadenze e specifiche tecniche già in uso per la trasmissione telematica dei corrispettivi -7. Per chi già utilizza la procedura web dell'Agenzia per certificare gli incassi, il collegamento ai Pos potrà essere effettuato all'interno del medesimo ambiente, senza dover navigare in altre sezioni del portale -3. Il mancato adeguamento a questi nuovi obblighi, va detto, non è privo di conseguenze: la legge ha inasprite le sanzioni, prevedendo multe specifiche per chi omette la trasmissione dei dati dei pagamenti o per chi non collega affatto i dispositivi, con penalità che vanno dai 100 euro a trimestre fino a 4.000 euro nei casi più gravi, senza escludere la possibile sospensione della licenza -4-8.

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