Iveco verso la cessione: l’offerta di Tata Motors e le ripercussioni per l’industria italiana

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il destino di Iveco, storico colosso italiano dei veicoli industriali, sembra ormai segnato. Fonti finanziarie vicine alla holding Exor, guidata da John Elkann, confermano l’intenzione di cedere la quota di controllo del 27,1% (con il 43,1% dei diritti di voto) alla multinazionale indiana Tata Motors. Un’operazione che, se conclusa, potrebbe segnare un nuovo passaggio di proprietà per un pezzo strategico dell’automotive nazionale, sollevando interrogativi sul futuro dei 14mila dipendenti e sul ruolo dell’Italia nel settore.

L’interesse di Tata Motors, già attiva in Europa con Jaguar Land Rover, si concentrerebbe sull’acquisizione del core business di Iveco, escludendo però la divisione militare. Una scelta che, secondo alcuni analisti, potrebbe aprire un ulteriore capitolo di riorganizzazione, con possibili scorpori o vendite parallele. La trattativa, ancora in fase preliminare, riaccende il dibattito sulla progressiva erosione del controllo italiano su aziende simbolo, dopo i casi Alitalia e Telecom, e ripropone il dilemma tra necessità di liquidità e tutela del know-how industriale.

Intanto, i sindacati hanno già richiesto un confronto urgente con il governo, temendo ripercussioni occupazionali. "Non possiamo permettere che un altro gioiello tecnologico finisca in mani straniere senza garanzie", ha dichiarato un rappresentante della Fiom, evocando lo spettro delle delocalizzazioni. D’altronde, la storia recente dell’industria italiana è costellata di cessioni seguite da ridimensionamenti, come dimostrano i casi di Whirlpool e Bridgestone.

Sullo sfondo, resta complicata la situazione di Stellantis, che ha registrato perdite per 2,3 miliardi nel primo semestre, confermando le difficoltà del comparto. Se Elkann punta a razionalizzare il portafoglio di Exor – dopo le cessioni parziali di Ferrari e PartnerRe –, il governo monitora la vicenda senza ancora intervenire, nonostante le pressioni per un "golden power" difensivo.

Quella di Iveco non è però una partita solo finanziaria. Con stabilimenti da Bolzano a Madrid, l’azienda rappresenta un tassello cruciale nella filiera europea dei veicoli commerciali, dove già si contendono il mercato Daimler, Volvo e lo stesso gruppo Traton di Volkswagen. L’ingresso di Tata, se da un lato potrebbe portare nuovi investimenti, dall’altro rischia di alterare gli equilibri geopolitici del settore, in un momento in cui l’Ue spinge per l’autonomia strategica.

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