Richard Gere a Che tempo che fa: le dure parole sull'America di Trump
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Fabio Fazio è tornato in televisione domenica 5 ottobre con la ventitreesima edizione di "Che tempo che fa". Il talk show, in onda sul Nove e in streaming, riconferma la formula di successo: la conduzione colta di Fazio, l'ironia di Luciana Littizzetto e l'eleganza di Filippa Lagerbäck, in un mix di conversazioni tra attualità e cultura. Tra gli ospiti della serata, spicca il collegamento con l'attore Richard Gere, che ha espresso con toni netti la sua posizione critica verso la presidenza di Donald Trump.
Un quadro fosco dell'attualità
Nel corso dell'intervista, Gere ha dipinto un quadro fosco del clima politico e sociale, negli Stati Uniti e a livello globale. L'attore ha osservato come concetti fondamentali come la democrazia e la gentilezza stiano scemando, in quella che ha definito un'"epoca estremamente oscura". Le sue parole, che seguono di pochi giorni altre dichiarazioni in cui accusava Trump di aver "quasi distrutto" il paese, hanno delineato una preoccupazione profonda per le sorti della nazione americana.
La figura "decisamente sui generis" di Trump
L'attore si è concentrato sulla figura del presidente, da lui descritta come "decisamente strana" e "decisamente sui generis". Gere ha sostenuto che, al di là delle apparenze, nessuno comprenda veramente le reali intenzioni di Trump o la sua identità più autentica. La sua analisi ha evidenziato un metodo politico che giudica abile nella manipolazione delle masse, definendolo un "furbo manipolatore" che saprebbe trarre vantaggio dalle paure della gente per consolidare il proprio consenso.
Un paradosso amaro
Gere ha fatto notare, quasi come un paradosso amaro, come questa abilità manipolatoria si sia rivelata efficace nel garantire a Trump l'elezione alla presidenza per due mandati, un fatto che l'attore ha commentato con l'espressione "abbastanza stranamente". Questo passaggio ha sottolineato la percezione di una frattura tra l'operato del leader e i principi che Gere ritiene fondativi. Il programma di Fazio si conferma così un palcoscenico per riflessioni di ampio respiro sulla contemporaneità.




