Mps, Lovaglio tira dritto sul piano e avverte: senza operazioni di M
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Redazione Economia
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Il viaggio di Luigi Lovaglio alla guida di Banca Monte dei Paschi di Siena, nonostante le turbolenze e le incertezze legate al rinnovo del consiglio di amministrazione e alle recenti fibrillazioni sulla governance, prosegue seguendo la rotta tracciata. Intervenuto alla European financials conference organizzata da Morgan Stanley a Londra, il ceo ha ribadito con fermezza la validità e l’operatività del piano industriale, concentrandosi sui numeri e sulle strategie future senza lasciarsi distrarre dalle voci di corridoio che agitano la vigilia dell’assemblea chiamata a rinnovare il board. Ciò che conta, per il banchiere, è che il progetto di integrazione con Mediobanca, presentato al mercato ormai un anno fa, proceda senza intoppi, forte di sinergie stimate in settecento milioni di euro, una cifra che Lovaglio ha voluto riconfermare senza tentennamenti agli analisti presenti.
Durante il suo intervento, Lovaglio ha messo in luce un aspetto cruciale della situazione patrimoniale dell’istituto senese, un tema caldo che inevitabilmente incrocia le dinamiche di mercato e le aspettative degli azionisti. L’amministratore delegato, con un tono diretto e privo di giri di parole, ha spiegato che l’eccesso di capitale attualmente detenuto da Mps rappresenta una risorsa che non può rimanere immobilizzata in eterno. Monitorare le opportunità di creazione di valore è certo un dovere, ha lasciato intendere, ma l’orizzonte temporale per decisioni strategiche di ampio respiro, come eventuali acquisizioni, è piuttosto ristretto. In assenza di operazioni straordinarie di merger and acquisition in grado di generare valore aggiuntivo, la strada obbligata, ha chiarito, diventa quella di restituire il capitale in eccesso ai propri azionisti. Una dichiarazione, questa, che suona come un impegno preciso e una linea guida per gli sviluppi futuri, spostando l’attenzione dal mero aumento dimensionale alla redditività effettiva per chi investe.
Le sinergie con Mediobanca e l’attesa per la lista del cda
Sul fronte dell’integrazione con Piazzetta Cuccia, Lovaglio non ha aggiunto novità di rilievo rispetto a quanto già annunciato, limitandosi a certificare la bontà delle stime precedenti. I settecento milioni di sinergie, ha ribadito, sono un dato confermato, e il piano è da considerarsi a tutti gli effetti operativo. Un messaggio chiaro rivolto al mercato, per tranquillizzare gli investitori sulla solidità del progetto industriale al di là delle tempeste mediatiche e giudiziarie che hanno investito la banca nelle ultime settimane. L’attenzione, in questo clima di stallo e attesa, rimane però calamitata sulla composizione del nuovo consiglio di amministrazione, con la scadenza per la presentazione delle liste che si avvicina inesorabile.
Il rebus governance e il futuro dell’amministratore delegato
Proprio sul capitolo della governance si concentrano le maggiori incertezze, in un clima descritto come di attesa febbrile nei salotti finanziari. Lovaglio, che non è stato incluso nella lista proposta dal cda uscente, non ha fornito indicazioni circa il suo futuro, lasciando aperto uno scenario che appare in rapida evoluzione. Mentre il tempo stringe, con la scadenza per le candidature ormai alle porte, trapela da ambienti finanziari l’impressione che l’ipotesi di una sua ricandidatura attraverso liste di minoranza stia perdendo consistenza. I fondi istituzionali, alla ricerca di stabilità e tradizionalmente inclini a seguire le indicazioni dei proxy advisor che tendono a sostenere la lista del consiglio, sembrano orientati a non promuovere soluzioni alternative. A complicare il quadro, poi, si stagliano le ombre delle indagini della Procura di Milano sul cosiddetto “presunto concerto” tra azionisti, un elemento di potenziale contestazione legale che aleggia sulla banca e che rende ancora più delicata la quadratura del cerchio in vista dell’assemblea.




