Stefano Boeri, l’archistar finita nel mirino della procura tra polemiche e scontri di potere
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Redazione Interno
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Da simbolo dell’architettura contemporanea a bersaglio di un’inchiesta che ha scosso Milano: la parabola di Stefano Boeri, celebre per il Bosco verticale e direttore della Triennale, è diventata il fulcro di uno scontro che trascende le mere accuse. Quello che emerge dalle indagini, avviate per alcune conversazioni in chat e ancora in fase di chiarimento, è un conflitto più ampio, dove i poteri si sfidano a colpi di delegittimazione reciproca.
Alessandro Barbano, intervenendo su Huffpost, ha definito “totalitaria” l’idea di una procura che, a suo dire, pretende di influenzare scelte urbanistiche attraverso la figura del sostituto procuratore. “Non può fare l’assessore all’urbanistica”, ha osservato, sottolineando come la vicenda rifletta una dinamica in cui la magistratura e la politica si contendono spazi di influenza. Un tema che, secondo Barbano, nulla ha a che fare con le tradizionali divisioni tra destra e sinistra, ma riguarda piuttosto la gestione del potere in una città cruciale come Milano.
Intanto, l’inchiesta sull’urbanistica milanese ha paralizzato 150 cantieri, mettendo a rischio investimenti per 12 miliardi di euro. Un blocco che rischia di rallentare la rigenerazione di intere aree della città, con ripercussioni sull’economia e sul tessuto sociale. Il settore immobiliare, che in dieci anni aveva attratto capitali per 35 miliardi, si trova ora in una fase di stallo, mentre le indagini proseguono.
Quello che si delinea è un quadro in cui gli architetti, da figure tecniche, diventano protagonisti di una battaglia più ampia: tra chi li accusa di essere “lupi cattivi” e chi li difende come vittime di un sistema distorto. Boeri, in particolare, è finito al centro della bufera non per opere concrete, ma per presunte complicità emerse da messaggi privati. Una situazione che riporta alla mente vecchi schemi, quelli in cui gli interessi economici e le logiche di potere si intrecciano, lasciando poco spazio alla trasparenza.




