Missili a lungo raggio, il braccio di ferro tra Ucraina e Occidente

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La guerra in Ucraina ha raggiunto un nuovo punto di tensione con la questione dei missili a lungo raggio. Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia continuano a vietare l'impiego sul territorio russo dei missili Atacms e Storm Shadow consegnati a Kiev. Questo veto condiziona pesantemente le operazioni a Kursk, limitando gli effetti dell'offensiva ucraina. Il presidente Zelensky sostiene che l'attacco dimostra come le linee rosse indicate da Putin siano velleitarie e che il Cremlino non userà mai le armi nucleari tattiche.

La questione dei missili a lungo raggio è complessa e carica di implicazioni strategiche. Da un lato, c'è la necessità di sostenere l'Ucraina nella sua difesa contro l'aggressione russa. Dall'altro, c'è il timore di una possibile escalation del conflitto che potrebbe coinvolgere direttamente i paesi occidentali. L'uso di missili a lungo raggio potrebbe colpire in profondità obiettivi militari strategici russi, come le linee di rifornimento indispensabili per la tenuta del Donbass.

Le titubanze degli Stati Uniti e del Regno Unito riflettono una valutazione pragmatica delle conseguenze di un simile provvedimento. Il segretario alla Difesa Lloyd Austin e il portavoce del Consiglio per la sicurezza nazionale John Kirby hanno chiaramente illustrato la sostanziale inutilità militare di un attacco con missili a lungo raggio. Tuttavia, molti media anglo-americani hanno dato per imminente il via libera di Londra e Washington all'impiego dei missili Storm Shadows e ATACMS.

Nel frattempo, l'Unione Europea sembra divisa. Da un lato, alcuni paesi preferiscono insistere con l'invio di armi a Kiev, mentre altri vedono l'opportunità di imporsi come forza mediatrice tra Ucraina e Russia

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