Omicidio a Primavalle, fermata la compagna dopo la lite in via Angelo Fava

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non è bastata la cornice di un quadro, né l’asta di un appendiabiti, per fermare quella che, agli occhi dei vicini, appariva ormai come una spirale senza fine. A distanza di quasi due settimane dalla morte di Alberto Pacetti, il sessantenne trovato privo di vita al termine di una furiosa lisca domestica nel quartiere romano di Primavalle, gli investigatori del distretto di polizia locale, coordinati dalla Procura di Roma, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti della compagna convivente, Monica Belciug, trentaseienne di nazionalità romena. L’arresto, formalizzato al culmine di un’articolata attività investigativa che ha visto impegnati anche gli specialisti della polizia scientifica della questura di Roma, ha consentito di ricostruire – seppur nei suoi aspetti essenziali – la dinamica di quanto accaduto il pomeriggio del 28 aprile scorso all’interno dell’appartamento di via Angelo Fava.

Due oggetti contundenti e una ricostruzione affidata ai rilievi scientifici

Secondo quanto emerso dalle fonti inquirenti, la lite sarebbe degenerata in pochi minuti, trasformando due oggetti di uso comune in armi improprie. La donna avrebbe colpito ripetutamente il compagno al volto e alla testa, prima con la struttura rigida di una cornice da quadro, poi con un’asta appendiabiti – un oggetto la cui forma allungata, nelle mani di chi aggredisce, può agire come un’arma da botta. I paramedici del 118, giunti sul posto dopo la segnalazione dei vicini, hanno trasportato d’urgenza Pacetti al policlinico Gemelli, dove è deceduto poco dopo il ricovero a causa della gravità dei traumi cranici riportati. Nessun dettagliato referto autoptico è stato ancora reso noto, ma gli investigatori hanno già raccolto elementi sufficienti a sostenere l’ipotesi di reato di omicidio.

Il contesto di violenza e le minacce ai vicini

Gli accertamenti condotti dagli agenti del distretto Primavalle hanno però restituito un quadro più ampio, che va oltre il singolo episodio mortale. Nel corso delle indagini, numerosi residenti dello stabile hanno raccontato di essere stati terrorizzati dalla stessa donna, la quale – stando ad alcune testimonianze raccolte – si sarebbe vantata più volte di essere affiliata ai clan Spada e Casamonica, compiendo uscite minacciose nei confronti del condominio. Un elemento, quest’ultimo, che non ha trovato finora riscontri oggettivi nei fascicoli della Direzione distrettuale antimafia, ma che ha contribuito a delineare il clima di paura e sopraffazione che da almeno dieci anni, secondo alcune fonti, si sarebbe consumato tra quelle mura domestiche.

Dieci anni di convivenza, una lite finale e la svolta giudiziaria

Il rapporto tra Pacetti e Belciug, iniziato ormai un decennio fa, era costellato – a detta di chi abitava nei piani vicini – da continui screzi, schiamazzi e discussioni che spesso si concludevano con l’intervento delle forze dell’ordine. Non vi è però traccia, negli atti acquisiti, di denunce formali presentate dalla vittima nei confronti della compagna. L’ordinanza firmata dal giudice per le indagini preliminari di Roma ha ritenuto sussistenti le esigenze cautelari, alla luce della gravità del fatto e della capacità di reiterazione aggressiva dimostrata dalla trentaseienne. La difesa della donna non ha ancora depositato alcuna istanza di riesame. Gli agenti hanno eseguito il provvedimento senza particolari difficoltà, trovando la Belciug presso l’abitazione di via Angelo Fava; al momento dell’arresto, la stessa non avrebbe offerto resistenza.

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