Omicidio a Primavalle, l’asta appendiabiti e la cornice come armi: fermata la compagna della vittima

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   La lite, quella notte di fine aprile, doveva essere l’ennesima scaramuccia tra le mura di un appartamento di via Angelo Fava, nel quartiere Primavalle. Invece si è trasformata in un omicidio. A quasi due settimane dalla morte di Alberto Pacetti, sessant’anni, il sostituto procuratore di turno ha firmato l’ordinanza per la custodia cautelare in carcere nei confronti di Monica Belciug, trentaseienne di origine romena che condivideva la vita quotidiana della vittima. La polizia di Stato, attraverso gli agenti del distretto di Primavalle e il supporto della scientifica, ha ricostruito i momenti cruciali della lite avvenuta il 27 aprile scorso: il trasporto d’urgenza al policlinico Gemelli un giorno più tardi, il 28, non è bastato a salvare Pacetti, deceduto poco dopo il ricovero per le gravi ferite riportate a volto e cranio.

Due oggetti comuni diventati strumenti di morte

La svolta investigativa è arrivata al termine di un’analisi minuziosa dei reperti raccolti nell’appartamento. Secondo quanto riferito dalla questura di Roma, la donna avrebbe colpito il compagno usando non una, bensì due armi occasionali: la cornice di un quadro, probabilmente brandita come un pesante oggetto contundente, e un’asta appendiabiti. Quest’ultima, in particolare, avrebbe inferto i colpi più violenti alla testa. La scena che si sono trovati davanti gli inquirenti – va detto – non lasciava spazio a molti dubbi sulla natura dell’aggressione, anche se l’arresto è stato eseguito solo dopo aver verificato la compatibilità delle lesioni con gli oggetti sequestrati. La donna, fermata in un secondo momento, ha dovuto rispondere dell’accusa di omicidio.

La dinamica della lite e l’intervento dei soccorsi

Non è chiaro cosa abbia scatenato la violenza esplosa tra quelle mura. Gli investigatori, prudentemente, evitano di fornire dettagli sulla scintilla del diverbio, limitandosi a confermare che si è trattato di una lite domestica dai contorni particolarmente accesi. I vicini, sentiti nelle ore successive all'accaduto, non avevano riferito di schiamazzi insoliti prima del fatto; solo in un secondo momento si è ricostruita la sequenza degli eventi. Dopo i colpi inferti, la stessa donna – stando ad alcune indiscrezioni investigative – avrebbe dato l’allarme, forse rendendosi conto della gravità della situazione. I soccorritori del 118 hanno trovato Pacetti riverso a terra in condizioni disperate; il tragitto verso il policlinico Gemelli, uno dei principali hub d’emergenza della capitale, si è rivelato purtroppo inutile.

Le indagini della procura e il profilo della fermata

La procura di Roma ha coordinato un’articolata attività che ha portato all’emissione dell’ordinanza di custodia cautelare, eseguita senza particolari difficoltà dagli agenti. Monica Belciug, che in alcuni primi comunicati stampa era stata genericamente definita “compagna convivente”, si è vista notificare l’accusa di omicidio. Nessuna dichiarazione ufficiale, al momento, è stata rilasciata dal suo difensore. Alcune fonti investigative hanno smentito – ed è bene sottolinearlo – voci iniziali circa un possibile movente legato a presunti legami della donna con ambienti della criminalità organizzata romana, circostanza che non trova alcun riscontro negli atti. La parola, ora, passa al giudice per l’udienza di convalida, dove verranno valutati gli elementi raccolti dalla scientifica, compresi i rilievi sui due oggetti contundenti e le tracce emerse sul luogo del delitto. L’appartamento di via Angelo Fava è stato a lungo sottoposto a sequestro, come prassi in questi casi, per consentire accertamenti non più rinviabili.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.