Da noi a ruota libera, una partenza tra l'emozione per la strage e i racconti di Orietta Berti
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La prima puntata del 2026 di “Da noi… a ruota libera” si è aperta con un attimo di raccoglimento, voluto e condiviso dalla conduttrice Francesca Fialdini, che ha scelto di fermare i consueti ritmi del programma prima ancora che iniziassero. In uno studio improvvisamente silenzioso, una Fialdini visibilmente scossa dalle notizie giunte dalla Svizzera ha voluto dedicare un pensiero alle vittime della tragedia di Crans-Montana, il cui dolore si è sovrapposto alla leggerezza delle festività. Le sue parole, segnate da una commozione genuina che ne ha incrinato il timbro vocale, hanno trasformato l’inizio della trasmissione in un gesto di partecipazione collettiva, un affetto diretto verso chi, in quegli stessi istanti, combatteva per la vita o ne piangeva la perdita.
Una carriera lunga sessant'anni tra vinili e intelligenza artificiale
Dopo questo preludio carico di umanità, il salotto televisivo ha ripreso i suoi connotati abituali, accogliendo come ospite Orietta Berti, il cui percorso artistico abbraccia ormai sessanta anni. La cantante, dialogando con Fialdini, ha dipanato i fili di una carriera che definisce “una sfida continua”, senza nascondere le curiosità del presente. Per celebrare il traguardo, sta infatti lavorando a un cofanetto che raccoglierà tutta la sua produzione musicale, un’operazione di riordino della memoria che però si scontra con le innovazioni tecnologiche. Ha rivelato, non senza un velato stupore, che i giovani collaboratori con cui lavora le inviano spesso brani già arrangiati dove la sua voce è stata ricreata digitalmente attraverso l’intelligenza artificiale, raggiungendo perfette intonazioni che, ha ammesso, “una voce umana non può replicare”.
Il successo come patto diretto con il pubblico
Il racconto di Orietta Berti ha poi toccato il tema del rapporto con il suo seguito, delineando un modello di carriera costruito senza l’appoggio di un sistema protettivo o di grandi apparati industriali fissi. “Ogni traguardo è una conquista del pubblico”, ha affermato con convinzione, sottolineando come ogni suo successo trovi origine proprio in quel legame diretto. Un esempio di questa dinamica, da lei citato, è stato l’incontro con Fedez, nato dalla telefonata di un industriale che, colpito da una sua performance, ha voluto creare quel ponte generazionale, dimostrando come le opportunità possano germogliare da percorsi non convenzionali e dalla risonanza popolare delle sue canzoni.
La forza di un percorso solitario
Quello che emerge dal suo monologo è il ritratto di un’artista che ha navigato il mondo dello spettacolo mantenendo una singolare autonomia, attribuendo al pubblico il ruolo di unico e vero arbitro. “Non sono protetta, tutto quello che faccio è solo grazie al pubblico”, ha dichiarato, sintetizzando una filosofia di vita professionale che vede nell’approvazione di chi ascolta il motore e il senso del suo lavoro. Una dichiarazione che, al di là della modestia, delinea una precisa scelta di campo e racconta una forma di resilienza nell’industria musicale, dove il consenso, rinnovato di anno in anno, diventa la sola e più solida base per guardare al futuro.
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