Milano, c’è un indagato per la morte di Aurora Livoli: fermato un 57enne peruviano

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La macchina investigativa, che da giorni scandaglia senza sosta i dettagli dell’ultima, tragica notte di Aurora Livoli, ha prodotto un primo, significativo sviluppom, annunciato ieri dall’avvocato della famiglia. Massimo Basile, zio della giovane scomparsa, ha infatti comunicato ai cronisti, in una conversazione telefonica, che “c’è un indagato per omicidio” e che “abbiamo saputo che è in stato di fermo un cittadino peruviano”. La notizia, sebbene attesa, getta una luce cupa e precisa su una vicenda che ha scosso l’opinione pubblica, soprattutto perché il fermo, come spiegato dallo stesso legale, si è trasformato rapidamente in un’indagine per il reato di cui all’articolo 575 del codice penale, quello appunto che punisce l’omicidio.

La ricostruzione degli inquirenti e il collegamento con un altro episodio

L’uomo, un cinquantasettenne di origine peruviana, era già nelle mani della giustizia per un episodio di violenza occorso nella stessa, fatidica notte. I militari del Nucleo Investigativo di Milano e del Nucleo Operativo della Compagnia Milano Porta Monforte, infatti, lo avevano già rintracciato e posto in stato di fermo nella serata del 30 dicembre, pochi giorni dopo il ritrovamento del senza vita della diciannovenne laziale, avvenuto lunedì 29 dicembre nel cortile di un condominio di via Paruta, nella periferia nord del capoluogo lombardo. L’arresto, inizialmente, era scattato per una tentata rapina aggravata commessa ai danni di una diciannovenne connazionale, un reato per il quale l’individuo, irregolare sul territorio nazionale e già gravato da precedenti per violenza sessuale, era considerato gravemente indiziato.

Il profilo dell’indagato e il quadro che emerge

Il quadro che gli investigatori stanno mettendo insieme, dunque, delinea una sequenza di eventi concatenati, dove la vittima designata della rapina e quella dell’omicidio sembrano essere state scelte, purtroppo, dalla casualità di un incontro. L’ipotesi principale alla quale lavora la procura, e che ha portato all’iscrizione dell’uomo nel registro degli indagati per l’omicidio di Aurora Livoli, è che la giovane sia stata strangolata, come lasciano intendere i segni rossi rinvenuti sul suo collo, da un individuo con il quale si era imbattuta per caso poco dopo l’aggressione subita dall’altra ragazza. Un balordo, per usare un termine crudo ma efficace, che avrebbe agito con una violenza inaudita, lasciando il della vittima con i jeans abbassati in quell’angolo desolato di cortile.

La situazione attuale e il procedimento in corso

Attualmente il cinquantasettenne si trova detenuto nel carcere di San Vittore, formalmente per il fermo convalidato in relazione alla tentata rapina nella stazione di Cimiano, ma con il peso gravissimo della nuova accusa che pende sulla sua testa. La sua posizione giuridica, pertanto, si è radicalmente complicata, trasformandolo da sospettato in un reato minore a indagato per un delitto efferato. Gli accertamenti procedono ora su un doppio binario, quello della rapina e quello dell’omicidio, con i magistrati che cercano di ricostruire ogni singolo movimento dell’uomo e di Aurora Livoli in quelle ore, incrociando le testimonianze, le immagini delle telecamere di sorveglianza e le eventuali prove materiali, per confermare o meno il nesso che, allo stato, appare il più plausibile.

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