Il mercato dell'auto volta pagina: il Gpl arretra sotto la spinta dell'elettrificazione
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Redazione Economia
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Le statistiche ufficiali del gennaio 2026, che registrano 141.980 nuove immatricolazioni con una crescita del 6,18% su base annua, dipingono un quadro solo in apparenza positivo per il comparto automobilistico italiano. Al di là del dato aggregato, infatti, si sta consumando una silenziosa rivoluzione che sta ridisegnando la geografia degli alimentatori, spostando in modo drastico il baricentro della domanda. Mentre le vetture a batteria pura, con 9.446 unità, e quelle plug-in hybrid, con 12.502, segnano incrementi rispettivi del 40,6% e del clamoroso 152%, un'altra tecnologia – da anni pilastro del mercato nazionale – mostra segni di cedimento strutturale. Le auto bifuel a Gpl, tradizionale rifugio per chi cercava un compromesso tra economia e praticità, hanno visto infatti crollare le proprie consegne a 9.345 unità, registrando un preoccupante calo del 32,8% rispetto allo stesso periodo del 2025 e vedendo la propria quota di mercato scivolare dal 10,3% al 6,5%.
Un declino che interroga il futuro
La brusca frenata del Gpl, seppure analizzata su un singolo mese, non costituisce un episodio isolato ma sembra piuttosto rappresentare l'ultimo atto di una tendenza in corso, accelerata da scelte industriali strategiche e da un mutato contesto normativo. Fino a poco tempo fa considerato una soluzione affidabile e a basso costo, il gas di petrolio liquefatto – che pure nel 2025 aveva chiuso con un incremento del 10%, trainato in particolare dalle politiche commerciali del Gruppo Renault e del suo marchio low-cost Dacia – si trova oggi in una posizione di crescente marginalità. La sua fortuna, legata a doppio filo a listini contenuti e a una rete di distribuzione capillare, appare minata alla base dalla transizione tecnologica imposta dall'esterno, la quale rende sempre più complesso per i costruttori investire su motorizzazioni destinate a un orizzonte temporale breve.
La scelta obbligata dei costruttori
Proprio Dacia, che con i suoi modelli aveva contribuito a tenere vivo questo segmento, ha annunciato di voler abbandonare definitivamente il Gpl entro il 2030, una data che coincide con gli stringenti obiettivi di riduzione delle emissioni fissati dall'Unione Europea. Tale decisione, benché maturata in un quadro di pressioni regolatorie sempre più incalzanti, priva di fatto il mercato di uno degli attori più rappresentativi, lasciando agli automobilisti che ancora ricercano questa alimentazione un ventaglio di scelte progressivamente più ristretto. La mossa del costruttore romeno, del resto, appare come una risposta obbligata a investimenti che devono concentrarsi, ormai in via quasi esclusiva, sullo sviluppo di veicoli a zero emissioni o su tecnologie ibride complesse, uniche in grado di garantire la conformità futura alla normativa comunitaria.
La trasformazione del panorama della mobilità
Il progressivo ritiro del Gpl, quindi, non si configura come una semplice flessione di mercato ma come un sintomo chiaro della direzione intrapresa dall'intera industria. La pragmaticità di un carburante economico e ampiamente disponibile, che per anni ha attratto fasce di consumatori particolarmente sensibili al tema dei costi di gestione, cede il passo a una mobilità il cui sviluppo è dettato da criteri ambientali e da scelte politiche a lungo termine. Il sorpasso, in termini di volumi, delle auto elettriche plug-in su quelle a Gpl nello scorso gennaio è un segnale emblematico di questo cambiamento di paradigma, che sta ridefinendo non solo le strategie dei produttori ma anche le abitudini e le possibilità di scelta di chi si appresta all'acquisto di una nuova vettura.




