Bitcoin sotto pressione, i ribassisti puntano ai 90.000 dollari
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Redazione Economia
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Le probabilità che il bitcoin concluda l'anno al di sotto della soglia dei 90.000 dollari hanno ormai raggiunto il 50%, un dato che, secondo le rilevazioni della piattaforma Derive.xyz, riflette un marcato scetticismo tra gli operatori. Questi ultimi, d'altro canto, hanno progressivamente rafforzato le proprie coperture contro ulteriori ribassi del principale asset digitale, il cui valore, dopo aver sfiorato i minimi degli ultimi sette mesi, si è attestato a 86.681,41 dollari con un calo del 4,2% in una sola sessione. All'opposto, il mercato delle opzioni assegna una possibilità non superiore al 30% che la criptovaluta riesca a superare i 100.000 dollari entro il 2025, un obiettivo che appare sempre più distante.
Il contesto generale di Wall Street
La fase di debolezza che sta caratterizzando il bitcoin non è un fenomeno isolato, poiché si inserisce in un contesto di generale tensione sui mercati finanziari tradizionali. Gli indici di Wall Street, infatti, hanno registrato performance nettamente negative: il Nasdaq ha ceduto il 2,39%, sperimentando la peggior chiusura dallo scorso ottobre, mentre l'S&P500 ha segnato un -1,56%. Questa correlazione negativa, che spesso si osserva in momenti di avversione al rischio, ha contribuito ad alimentare le pressioni vendite sul settore crypto, nonostante i risultati trimestrali di Nvidia avessero inizialmente suscitato un'ondata di ottimismo, rapidamente riassorbita.
La dinamica tecnica del bitcoin
Dal punto di vista dell'analisi tecnica, la tendenza di breve periodo per il bitcoin rimane negativa. I principali indicatori direzionali, tra i quali il Macd, il Parabolic SaR e il Vortex, si trovano in una posizione chiaramente ribassista, segnalando la persistenza di un momentum vendite. La discesa, che ha portato il valore a muoversi intorno agli 84.000 dollari con una perdita del 22% nell'arco dell'ultimo mese, potrebbe trovare un primo obiettivo di supporto attorno ai 83.500 dollari, per poi testare l'area compresa tra 82.000 e 81.750. Soltanto la condizione di ipervenduto segnalata da alcuni oscillatori più reattivi potrebbe, nel frattempo, impedire un ulteriore cedimento e favorire una fase di consolidamento laterale.
Le incertezze macroeconomiche
A gravare sull'umore degli investitori, oltre alle performance deludenti dei listini, concorrono anche i persistenti dubbi sulla politica monetaria della Federal Reserve, la quale sembra mantenere una posizione prudente, allontanando nel prossimo futuro la prospettiva di tagli dei tassi di interesse. Questa incertezza, unita alle valutazioni su alcuni titoli tecnologici, accresce le paure di un prolungamento della correzione, alimentando il dibattito sull'eventuale arrivo di un mercato orso, sebbene le dinamiche dei prezzi rimangano l'unico dato oggettivo su cui basare le analisi.




